saluti alle mie deliziose corsiste
Il perfetto digitatore
2 10 2007
Spesso ci si trova alle prese con testi formattati secondo i criteri più fantasiosi: parole incolonnate a forza di colpetti di barra spaziatrice, segni di interpunzione che galleggiano lontano dalle parole, invii casuali, spazi fra parole doppi o tripli, apostrofi al posto di accenti, profusione inutile di maiuscole e sottolineature, presunti diagrammi di flusso disegnati con tecniche bizzarre, titoli dello stesso peso ora con uno stile, ora con un altro, eccetera.
Vediamo allora di ribadire alcune regole elementari per la videoscrittura.
I programmi di videoscrittura sono più potenti di una macchina da scrivere. Questo significa che non è necessario andare a capo con il tasto Invio quando si raggiunge la fine della riga, si può continuare a scrivere tranquillamente e fare sì che il programma pensi da solo ad andare a capo al punto giusto. Il tasto Invio va premuto solo se si intende aprire un nuovo paragrafo.
Per chi è proprio alle prime armi, ricordiamo inoltre qualche breve indicazione sull’uso della punteggiatura:
- virgole, punti, due punti e via dicendo vanno scritti senza spazi a sinistra e con uno spazio a destra.
- L’apostrofo non vuole di regola spazi né a destra né a sinistra.
- Virgolette e parentesi vogliono spazi solo “all’esterno”: cioè, dopo l’apertura di una parentesi non va uno spazio, né prima della sua chiusura.
- Vanno spazi invece prima della parentesi aperta e dopo la parentesi chiusa (a meno che subito dopo la parentesi ci sia un ségno di punteggiatura). Word trasforma tra l’altro le virgolette standard in virgolette arrotondate, e se si sbaglia la disposizione degli spazi il programma fa inevitabilmente confusione.
Per tenere sotto controllo quello che c’è in un documento e a volte anche per capire qualche comportamento apparentemente inspiegabile di Word è fondamentale attivare la visualizzazione dei caratteri non stampabili. In questo modo i ritorni a capo, le tabulazioni, gli spazi e via dicendo sono mostrati sotto forma di simboli speciali, e possono essere trattati alla stregua di normali caratteri (cioè copiati, incollati o cancellati). I simboli vengono stampati solo a video, non su carta, e diciamo subito che all’inizio possono risultare un po’ fastidiosi. Per attivare e disattivare la loro visualizzazione, bisogna cliccare sul pulsante raffigurante una Pi greca, nella barra degli strumenti Standard.
Non bisogna usare gli spazi per impaginare un documento. Se si cerca di spostare una parola inserendo molti spazi consecutivi, si va incontro a difficoltà quando si inseriscono nuove parole o si modificano le dimensioni dei caratteri.
Uno degli errori più comuni è cercare di cambiare pagina premendo a ripetizione il tasto Invio. Tale soluzione ha però davvero molti inconvenienti: ad esempio con l’aggiunta o l’eliminazione di qualche riga si possono spostare in blocco tutte le pagine successive, per non parlare di quello che può provocare il cambio di dimensione dei caratteri del documento. Word dispone di due utilissimi comandi, uno per andare a “pagina nuova” e l’altro per passare alla colonna successiva: il primo si richiama con la combinazione di tasti Ctrl-Invio, il secondo con Ctrl-Maiusc-Invio (oppure si possono utilizzare le apposite voci dal menu Inserisci).
Per quanto riguarda l’uso dei font, bisogna ricordare di agire con moderazione. Quando sul Pc sono installati parecchi font True Type, le potenzialità grafiche di un programma come Word sono quasi infinite: per non appesantire i documenti è però necessario resistere alle tentazioni e creare documenti dall’aspetto coerente, in cui, non si utilizzano decine di tipi di caratteri diversi e in cui tutti i paragrafi allo stesso livello condividono la medesima formattazione. Anche se i testi scritti in questo modo possono sembrare meno “creativi”, risultano senza dubbio più chiari e leggibili.
Il medesimo consiglio vale per l’uso di WordArt: i titoli creati con questo accessorio sono spesso molto gradevoli (anche se a volta su carta non rendono bene come sul monitor), ma se sono troppi e soprattutto se hanno uno stile completamente diverso, ad esempio come tipo di carattere, rispetto al testo o ai titoli normali, finiscono con l’appesantire il documento.
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Tag: regole
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Hello world!
8 06 2007Welcome to WordPress.com. This is your first post. Edit or delete it and start blogging!
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Qualcuno ne sa qualcosa?????
19 05 2007Mi serve aiuto, appunto: per anni ho fatto il formatore di TE alle maestre e ai maestri delle Direzioni Didattiche di Modena; ogni tanto si ricordano di me per chiedermi consigli… Oggi, ad esempio, Elena mi ha chiesto un consiglio su una roba che si chiama “Terminal server”… Io non ne so nulla (anche perché non è una delle cose che mi appassionano particolarmente!), c’è qualcuno che ne sa qualcosa in più? Ecco la mail di Elena:
“La ditta synchronet ha proposto quella cosa che per me ha del fantascientifico: usare un server (computer PowerEdge SC1430 – Quad-Core Intel Xeon E5210, 2 Cache da 4 Mb, 2 Gb DDR2 RAM – 2×250 Gb HD SATA RAID1 – 3 anni garanzia On site NBD (Next Business Day) che costa 1300 € più iva, svuotare le macchine dal loro disco fisso e farle girare con le caratteristiche ed i programmi del server. Addio costi di licenze, perché anche microsoft mette a disposizione windows 2003 server educational per 120 € e le cal dei terminali a 22 € e a 8.5€ (ne servono 2, credo una per chiamare il server e l’altra per essere chiamati). Ripeto: non ci credevo. Questo sistema è chiamato terminal server.
Poi ci è arrivato l’invito per andare ad una mega conferenza su lavagne multimediali a Bologna, dentro la quale c’era un’ora dedicata al sistema terminal server. Siamo andate e la grossa novità è stata che chi ce l’ha lo gestisce con linux, perché dice che in ambiente windows si pianta spesso.
Ti mando anche le slides che ci hanno proiettato a Bologna, che contengono più dati tecnici di quelli che sono stata in grado di darti io. [...] Però la cosa mi ha enormemente interessato, perché ora abbiamo una valanga di computer obsoleti sui quali non gira niente. Ci hanno anche detto a Bologna che se si vogliono acquistare delle macchine nuove a questo scopo, i costi sono veramente bassi, si parla di 200 €. Hanno consigliato di investire, anziché sui computer, sui monitor!!!!!”
Una bufala? Una reale possibilità? Una roba plausibile? Una…
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Il treno per Auschwitz
29 04 2007Commenti : 1 Commento »
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e me la sono data a gambe…
23 04 2007Io faccio l’insegnante. Io sono un vecchio insegnante.
E poi faccio l’insegnante di insegnanti. Un vecchio insegnante di insegnanti.
Qualche giorno fa ho scritto un post vivifico sul mestiere di insegnante. Ed in effetti mi piace fare l’insegnante. Con i ragazzi. Ed con i colleghi, se IO sono sulla cattedra.
Non attorno alla cattedra. O sulla sedia sghemba della aula semimagna dove si fa il collegio.
Ed in effetti devo confessare che oltre allo stipendio, ci sono altre robe che non mi vanno giù, ormai, del mio mestiere.
E sono le riunioni. I conigli di istituti, i conigli di classe, i collegi indocenti. E, soprattutto, i gruppi monodisciplinari.
Oggi si è fatto una riunione dei profi di lettere sul libro di testo.
C’è chi non c’era (la mamma moribonda, i figlioletti appestati, il colpo della strega…).
C’è chi invocava l’antologia in tot volumi di millanta pagine (i ragazzi, poi, ne leggeranno solo qualche goccia: ma: vuoi mettere: almeno rimane loro un libro tosto da rivendere seminuovo)
C’è chi invocava la libertà di insegnamento: uffa: queste riunioni: siamo sempre a scuola: basta con queste omologazioni: sono aumentati i gravami burocratici: io ho bisogno di tempo per leggere, studiare, meditare…
C’è chi implorava il libro storicista…
C’è chi bramava il libro formalista…
C’è chi sfoggiava il suo dantismo…
C’è chi ostentava il suo pochismo…
Io faccio l’insegnante. Io sono un vecchio insegnante.
E poi faccio l’insegnante di insegnanti. Un vecchio insegnante di insegnanti.
Qualche giorno fa ho scritto un post vivifico sul mestiere di insegnante.
Oggi, nel mezzo di cotanti scambi culturali, attorno ad una cattedra sfiorita in formica verdastra, ho visto il sole trapanare le pareti di questo ex convento di suorine.
E me ne sono andato. Con una balla puerile da monello impenitente, me ne sono andato.
——–
Morale: Forse dopo decenni spesi ad inseguire i soli dell’avvenire, un piccolo pomeriggio speso per acchiappare al volo il sole del presente, può essere perdonato.
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Avvisi ai naviganti
19 04 2007Un post di servizio.
Intanto per segnalarvi una bella scoperta di queste settimane: il blog di Caterina Policaro (catepol): fresco, vivace, adrenalinico, informato: fra gli ultimi post non perdetevi il balletto dell’insegnante precario (a qualche mio alunno SSiS dice qualcosa?), la danza della piovra (ci tornerò con un post pirandelliano sul tema del multitasking), il possibile agguato dello studente digitale (Caterina mi ha rubato le immagini dalla bocca…) e soprattutto “Quello che i blogger non dicono”, che mi ha ispirato un paio di post per ora non digitati, ma di cui possiedo già i titoli: il blog immilla l’anima e il blog immilla la scrittura…
Poi, da una decina di giorni, ho scoperto pure l’esistenza di un modo alternativo di far incontrare le persone: il barCamp. La bella scoperta la devo al blog di Antonio Fini che, tra l’altro, ci regala una pillola narrativa (con tanto di disegno esplicativo) di come funzia la comunicazione sociale nel web.
E ancora… vale la pena di leggere ciò che sua maestà Umberto (Eco) scrive a proposito del ruolo dell’insegnante nell’epoca del web: dice le stesse cose che dico io (che diciamo noi!) da anni, ma se lo dice lui…
“…ma lo studente non stava dicendo al professore che non aveva bisogno di lui perché erano ormai radio e televisione a dirgli dove stia Timbuctu o che si è discusso sulla fusione fredda, e cioè non gli stava dicendo che il suo ruolo era stato assunto da discorsi per così dire sciolti, che circolano in modo casuale e disordinato giorno per giorno sui vari media – e che se sappiamo molto sull’Iraq e poco sulla Siria dipende dalla buona o cattiva volontà di Bush. Lo studente stava dicendo che oggi esiste Internet, la Gran Madre di tutte le Enciclopedie, dove si trovano la Siria, la fusione fredda, la guerra dei trent’anni e la discussione infinita sul più alto dei numeri dispari. Gli stava dicendo che le informazioni che Internet gli mette a disposizione sono immensamente più ampie e spesso più approfondite di quelle di cui dispone il professore. E trascurava un punto importante: che Internet gli dice ‘quasi tutto’, salvo come cercare, filtrare, selezionare, accettare o rifiutare quelle informazioni.A immagazzinare nuove informazioni, purché si abbia buona memoria, sono capaci tutti. Ma decidere quali vadano ricordate e quali no è arte sottile. Questo fa la differenza tra chi ha fatto un corso di studi regolari (anche male) e un autodidatta (anche se geniale).”(L’Espresso, 17 aprile 2007)
Infine vi linko un ennesimo articolo sul Web 2.0 (Io posto, dunque sono – La Repubblica) che vi può servire come sintesi per un intervento da bar sullo stato dell’arte del web compreso il nuovo spauracchio della Sbolla:
“Ma il boom ha suscitato i dubbi di più di un’analista. O’Reilly Media, a cui si deve il termine “Web 2.0″, aveva definito la nuova era di internet come “la rivoluzione commerciale dell’industria informatica, che trasformerà internet da semplice rete di connessione a luogo d’incontro”. Per l’Economist, però, il Web 2.0 è “un’idea affascinante, ma che non ha a che fare necessariamente con il successo commerciale. “Troppe aziende competono nello stesso mercato senza un solido modello di sviluppo – si legge nel reportage dal titolo “Bubble 2.0″ – rischiamo di trovarci di nuovo di fronte all’esplosione di una bolla speculativa. Come ai tempi della famigerata New Economy”. Bolla 2.0, appunto.”
Buona nuotata.
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