(NB: nel Liceo di Alice, il laboratorio informatico giace sull’ultimo piano dell’antica torretta, ben isolato dalle aule e dagli umani flussi dei corridoi)
Nel vecchio liceo ospitato nel vecchio convento il vecchio prof s’aggira nella vecchia piccionaia dove s’accumulano ossimoriche le polveri sottili di nuove tecnologie. Orchestra ipermedia partoriti in gruppo dai ragazzi, aggiorna il sito della scuola, corregge i compiti su Moodle, studia le nuove possibilità dei social network, discute on line con un collega trentino sullo spauracchio dell’autismo digitale, traduce lento con Babylon l’ultimo articolo di de Kerckove, dà un’occhiata on line all’ennesimo sproloquio contro la scuola (Ernesto Galli della Loggia, Addio ai padri; ndr), impreca perché l’acces point fa i capricci, prepara il portatile per la lezione su Dante che dovrà fare fra qualche minuto ai piani di sotto…
Ogni tanto le colleghe (nella scuola di Alice, i docenti sono quasi tutte femmine, ndr) giungono in pellegrinaggio fin lassù: lanciano uno sguardo di compatimento al vecchio che s’affanna fra tastiere e topi, infilano le chiavette usb nelle apposite fessure, fingono di saperci fare con finestre e link… qualcuna tenta persino di sbadigliare addosso a quel romito epigono di Bill (Gates, Ndr) qualche tentativo di flaccida seduzione… pur di ottenere uno scampolo di similoro:
- Mi daresti una mano: non mi ricordo come si fanno andare le fotografie con PowerPoint?
- Mi puoi dire come faccio a vedere le foto che mia figlia mi manda su messenger?
- È libero il laboratorio? Voglio fare vedere un DVD ai ragazzi!
- Ma come faccio a scaricare i film da Internet?
- La mia stampante di casa non stampa più, secondo te…
- Una mia amica dice di avermi mandato delle foto nella posta, ma…
Talvolta – ma sempre più raramente – il vecchio tenta di rispondere, di spiegare, di convincere… Sempre più spesso, però, si abbandona all’elemosina di risposte politicamente scorrette:
- Lascia perdere l’informatica: perché non provi l’uncinetto?
La battuta – che trasuda comunque acredine e frustrazione – rivela però un bisogno di utile schiettezza.
Come quel vecchio, anch’io penso che tante colleghe (e tanti colleghi) farebbero meglio a lasciar stare topi, tastiere e popular tags.
Voglio dire: se le poverette s’affannano a capire la logica di e-mule e degli allegati mail per uso personale (rispettando naturalmente il vincolo etico della modica quantità), nulla di grave: ognuno ha il diritto di tentare di sconfiggere il proprio analfabetismo tecnologico!
Ma quando certe docenti s’avvicinato alle tecnologie con la convinzione messianica che imparare a far girare tre slides con un paio di frecce e qualche clipart sia la premessa indispensabile per la loro redenzione pedagogica, allora…
… allora è meglio che si diano all’uncinetto, appunto!
Le tecnologie educative non ammettono sperimentazioni casalinghe e dilettanti allo sbaraglio. La scuola non dovrebbe essere la corrida di Gerry Scotti dove qualche beghina s’improvvisa esperta di comunicazioni solo perché ha imparato a scrivere il titolo di una presunta lezione con una originalissima wordart.
Se non si padroneggiano le tecnologie, meglio lasciar perdere. Se non si regge il vino, meglio continuare a bere l’acqua.
Ci si risparmia brutte figure, si evitano danni formativi e si contribuisce all’equilibrio gastrico di quel vecchio prof che proprio non sa più come farvi capire che non può spiegarvi la logica della folksonomy o delle animazioni flash in pochi minuti.
Meglio dunque una buona lezione frontale con sano ausilio dei buoni vecchi libri e della polvere di gesso piuttosto che un’improvvisata webquest alla ricerca dell’ovvio (quando va bene).
(temo però – in sintonia sempre col vecchio prof – che gli improvvidi hobbisti delle nuove tecnologie non siano poi tanto padroni nemmeno delle tecnologie vecchie).
