fs4te: ultimate edition 2.0

10 06 2007


Post paludato, ma…

La mia mancata performance al Collegio mi ha costretto ad elaborare una minirelazione scritta sul ruolo di Funzione Strumentale per le Tecnologie Educative (fs4te). E visto che cmq una FS deve rispondere al Collegio – e non alla direzione – ho distribuito il foglietto sabato a tutti i colleghi che ho incontrato.

Riporto qui introduzione e conclusione di detto foglietto, perché magari può essere utile per qualche riflessione in proposito…

Giuro cmq che, per un bel po’ di tempo, non torneremo sulla questione.

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Premessa

Consapevole che la relazione finale sull’operato di una funzione strumentale non è il genere di lettura più ambito da colleghi & affini, cercherò di essere estremamente sintetico. L’eccessiva stringatezza, però, rischia di produrre qualche passaggio criptico – interpretabile magari come snobistico ammiccamento per adepti – e di incartare con una patina di superficialità gli spunti riflessivi. Per questo, fin da subito, invito a consultare il mio blog dedicato alle tecnologie educative: www.agatimario.blogspot.com .

Il ruolo di una funzione strumentale

Prima di snocciolare un po’ di dati, voglio provare ad impostare un ragionamento sul ruolo che una funzione strumentale dovrebbe ricoprire.

Io credo che una funzione strumentale dovrebbe operare sostanzialmente in tre direzioni:

· dovrebbe dare il suo contributo alla costruzione – o al rafforzamento – della mission (e della vision) della scuola;

· dovrebbe dare il suo contributo ai piani di formazione e aggiornamento del personale;

· dovrebbe svolgere la sua funzione “strumentale” nel senso etimologico del termine.

Funzione strumentale e mission

Ritengo che il nostro Liceo dovrebbe caratterizzarsi come una scuola della complessità e della contemporaneità in grado di offrire ai propri ragazzi gli strumenti culturali, linguistici e professionali necessari per muoversi con competenza ed autonomia critica nell’attuale società della conoscenza. È del tutto evidente – in tale contesto – che le nuove tecnologie dovrebbero giocare un ruolo fondante.

Funzione strumentale e aggiornamento

I piani di aggiornamento promossi e supportati da una funzione strumentale dovrebbero agire in due direzioni:

· aggiornamento culturale

· aggiornamento tecnico e metodologico

Aggiornamento culturale

Ho sempre sostenuto che nella scuola italiana – a proposito di nuove tecnologie – serve più un investimento culturale che tecnologico. Riempire le scuole di computer senza una seria riflessione sul modo di usarli è poco utile, ed assai spesso dannoso. Sparare luoghi comuni sulle balbuzie cognitive dei digital native senza una seria riflessione su come il diluvio digitale abbia riplasmato il loro corpo e la loro mente, è pedagogicamente immorale.

Una funzione strumentale per le tecnologie educative ha quindi il dovere di promuovere attività multiple di aggiornamento sulla rivoluzione digitale in atto sottolineandone potenzialità (social software, social network, secon life, folksonomie, ontologie, e-learning 2, wiki, web semantico, comunità di conoscenza, comunità di pratica…) e rischi (autismo digitale, abulia cognitiva, frammentazione dei saperi, sindrome da copia-incolla…).

Perché se gli insegnanti (digital immigrant, se va bene) vogliono interfacciarsi con gli alunni (digital native) devono appropriarsi di qualche coordinata (antropologica, sociologica, psicologica…) del contesto cognitivo nel quale nuotano i ragazzi.

Aggiornamento tecnico e metodologico

Più intuitivo e praticato l’aggiornamento tecnico e metodologico.

La funzione strumentale deve se mai stare attenta a non confondere le iniziative mirate a fornire ai docenti gli strumenti e metodologie indispensabili per renderli minimamente autonomi in un contesto di lavoro che non può più prescindere da alcune competenze “informatiche” di base (videoscrittura per elaborare verbali, verifiche, programmi…; un minimo di Internet per accedere al sito del Ministero, per controllare il proprio cedolino, per inserire i voti nel registro elettronico…; la posta elettronica…), dalle iniziative volte all’aggiornamento sulle tecnologie per la didattica.

In questo secondo caso la funzione strumentale deve stare particolarmente attenta a far passare il messaggio che non basta una infarinatura qualsiasi per introdurre le nuove tecnologie nella didattica: internet ed i computer in genere sono strumenti molto potenti, ma anche pedagogicamente “pericolosi”: per utilizzarli con profitto occorre un notevole training tecnico e culturale.

Funzione strumentale e… basta

È il risvolto meno intrigante. La funzione strumentale addetta alle nuove tecnologie deve infatti preoccuparsi di fornire gli strumenti del corretto operare (reti, ambienti integrati, hardware, software…) e deve a sua volta essere essa stessa strumento di operazioni ormai standardizzate (gestire il sito web, aiutare i colleghi in panne per qualche problemino tecnico…).

Anche in questo caso però la funzione strumentale deve muoversi entro coordinate strategiche e logistiche ampie e perennemente aggiornate: accumulare computer in una laboratorio ricavato nel sottoscala non è la stessa cosa che puntare su portatili wireless; come non è la stessa cosa operare in ambiente Microsoft o Linux, puntare su un sito statico o dinamico, promuovere il blended learning o…

Il bilancio di un anno

Funzione strumentale e mission: bicchiere quasi vuoto

Utilizzando la contata metafora del bicchiere, direi che per quanto riguarda il questo punto il bicchiere è quasi vuoto (o in via di prosciugamento).

Se in un recente passato, infatti, il nostro Liceo si è dato da fare per svecchiare l’immagine da “vecchia magistrale” promuovendo iniziative aperte al territorio (corsi ForTic, formazione insegnanti elementari in collaborazione con Memo, corsi serali per adulti in collaborazione con MOFO, seminari per le funzioni obiettivo in collaborazione con il CSA…) e rendendosi protagonista di varie sperimentazioni di livello (Progetto TED, blended learning, portatili in classe) che ci ha consentito di entrare fra le BestPractice nell’osservatorio tecnologico MIUR e di conquistare una piccola fama di scuola tecnologicamente avanzata, oggi non appare più così attivo in questa direzione.

Ultimamente, infatti, sono praticamente cessate le iniziative aperte al territorio, sono diminuite di intensità le sperimentazioni interne e non mi pare che Consiglio di Istituto e Collegio Docenti abbiano intenzione di utilizzare più di tanto la forza delle nuove tecnologie per promuovere la mission del Sigonio (ne è la prova che anche nell’orientamento in entrata non si punta più, come in passato, sui Linguaggi Non Verbali e Multimediali che, oltretutto, sono stati sminuiti anche nell’orario).

… omississsssss…

Che fare?

Se il Collegio Docenti decide di mantenere questo profilo di funzione strumentale, credo che chiunque ne interpreti il ruolo dovrebbe, per il prossimo anno:

· Organizzare momenti di aggiornamento sulle implicazioni culturali (psicologiche, pedagogiche, didattiche…) della rivoluzione tecnologica in atto;

· Migliorare l’offerta per la formazione tecnico-metodologica (corsi? Sportelli? Consulenze on line?);

· Rendere più vivace ed interattivo il sito del Sigonio integrandovi alcuni blog

Per quanto riguarda poi la dotazione tecnologica, occorre ricordare che nei prossimi anni il Sigonio si trova di fronte ad una difficile sfida: rinnovare, migliorare e moltiplicare gli ambienti di apprendimento integrati (laboratori informatici, linguistici, multimediali…) nonostante l’impossibilità pratica di poter usufruire di nuovi e più adeguati spazi.

La mia idea, quindi, è quella di puntare su una potente e versatile dotazione strumentale che occupi pochissimo spazio, ma che sia in grado di trasformare – con pochi gesti e poco tempo – qualsiasi luogo in uno stimolante e moderno ambiente di studio e lavoro.

Sto pensando, ovviamente, all’acquisizione ed alla configurazione di un numero significativo di computer portatili (wireless) che in pochi attimi possono trasformare qualsiasi luogo – raggiunto da acces point – in un ambiente di apprendimento integrato.

Grazie per la cortese attenzione





voliAMOinAlto?

31 05 2007

Ho sempre sostenuto che nella scuola italiana – a proposito di nuove tecnologie – serve più un investimento culturale che tecnologico.

Riempire le scuole di computer senza una seria riflessione sul modo di usarli è poco utile, ed assai spesso dannoso.

Sparare luoghi comuni sulle balbuzie cognitive dei nativi digitali senza una seria riflessione su come il diluvio digitale abbia riplasmato il loro corpo e la loro anima, è pedagogicamente immorale.

Anche parecchi anni fa, quando facevo formazione “informatica” a colleghi bramosi di appropriarsi delle eclatanti magie di PowerPoint o delle rutilanti animazioni di Flash, non mancavo mai di inserire nelle artigianali dispensine qualche consiglio per acquisti intelligenti (De Kerkove, Lévy, Virilio, Formenti, Luhmann, Maldonado, Longo, Morin, Negroponte, Weinberger…) e frammenti di riflessioni sulle mutazioni antropologiche provocate dalla sommessa velocità dei bit.

I colleghi fingevano per un po’ affinità elettive con i miei voli concettuali, ma subito dopo mi azzannavano con le loro vere, impellenti esigenze: come faccio a cambiare la RAM? Come faccio a far terminare la musica alla ventitreesima diapositiva? Come si fa a far venire la freccia senza il click del mouse? Come si fa a programmare l’autorun in un cd? Eccetera eccetera.

Non è cambiato nulla.

Mi capita spesso di deambulare nel mio liceo per seminare un po’ qua e un po’ là qualche scampolo di riflessione sui social software piuttosto che sull’autismo digitale, il digital divide, la folksonomia, la bulimia cognitiva, le ambigue opportunità delle agorà virtuali…

I colleghi non si sforzano nemmeno di ostentare un po’ di affinità elettive con i miei voli concettuali, e se proprio qualcuno decide di farsi illuminare dalla mia presunta competenza… lo fa con quesiti di raro spessore culturale: come faccio a masterizzare un cd musicale protetto? Mi insegni a configurare e-mule? Mi aiuti ad inserire la musichetta in PowerPoint? Come si fa a guardare il tagliandino dello stipendio in Internet? Mi dai il portatile con il viedeoproiettore per guardare un film in classe? Eccetera eccetera.

Io? Esperto di tecnologie educative?

No: aiuto tecnico informatico (aspirante bidello!)

Buona vita.





Vade retro PC!

17 05 2007
Mentre con Gianni si pensa ad un processo alle TE (o TD = Tecnologie Didattiche o TnD = Tecnologie nella Didattica), negli USA (loro sono sempre + next)…

vi consiglio questo articolo del CdS: Contrordine: il pc non aiuta a studiare

Eccone un estratto:

Il dipartimento dell’Educazione Usa: fa crescere la disattenzione in classe

Contrordine: il pc non aiuta a studiare

Nessuna differenza d’apprendimento fra chi può usarlo e chi no. E e le scuole cominciano a tagliare i fondi per l’informatica

[...] una battuta di riflessione ci viene, però dagli Stati Uniti, dove il mese scorso il dipartimento dell’educazione ha terminato un ampio studio comparativo.
Ne è emerso che non esiste differenza alcuna nel profitto medio in matematica e in scrittura, tra gli studenti che frequentano scuole ben munite di portatili individuali e i loro coetanei che, invece, frequentano scuole del tutto prive di tali costose apparecchiature.

Non solo, ma emerge che una gran quantità di studenti, invece di prestare attenzione alle lezioni, trincerati dietro i loro schermi, giocano, si passano i compiti, si inviano messaggini o addirittura esplorano siti porno. Nello Stato di New York, il vasto distretto scolastico di Liverpool ha deciso di assottigliare progressivamente i fondi destinati all’informatica individuale nelle scuole, tornare alla lavagna, carta e matita, o all’unico computer di classe a grande schermo. Simili iniziative di progressiva «uscita» dai portatili individuali in classe sono già state decise da distretti scolastici in Virginia e in California.

Nelle università americane, dove il perenne «paper» scritto costituisce l’unico tipo di compito assegnato settimanalmente e poi l’unico tipo di esame di fine corso, la tentazione di copiare pezzi, o interi testi, dalle immense risorse disponibili in rete è tale che si moltiplicano i programmi specializzati nell’individuare i plagi. Non pochi colleghi americani esplicitamente e tassativamente proibiscono l’uso dei portatili durante le lezioni. Disposizioni giustamente drastiche contro il plagio vengono diffuse ogni semestre. [...]

Capperi: e pensare che ho appena spedito un progetto per ottenere i fondi per avere altri 20 portatili a disposizione dei “miei” studenti!!! Che faccio: ritiro il progetto?

NO! Come i cani, le tecnologie non sono cattive: sono loro padroni che…

Dopo l’articolo, dai un’occhiata al solito lucido commento di Gianni Marconato, di cui riporto solo la conclusione:

“La letteratura documenta chiaramente che quando le tecnologie sono usate sulla base delle precedentemente citate “condizioni”, il loro valore aggiunto è bene evidente.

Non mettiamo, per favore, sotto processo l’utilità didattica delle tecnologie, ma:

  • lo sciocco entusiasmo per il potere benefico delle stesse,
  • il loro uso incompetente ed inappropriato,
  • la propaganda che i venditori di tecnologie da sempre fanno (vedi, ad esempio, la questione delle lavagne interattive),
  • la carità pelosa, come ad un recente convegno la ha definita il ministro Fioroni, fatta dall’industria.

I risultati della citata indagine, li leggerei, quindi, come una conferma delle critiche, che da tante parti si levano, sugli usi impropri, inadeguati ed incompetenti delle tecnologie nella scuola.”





Docente 10.0

14 05 2007

[l'idea poco originale del docente 10.0 mi è venuta da questo commento che avevo partorito per un antico post - il commento voleva tracciare - con un pizzico di ironia - il ritratto del docente tecnologicamente corretto - ]

Il docente tecnologicamente corretto? Eccolo:

Umanista e letterato (anche se docente di materie scientifiche).

Padroneggia la lingua italiana e si esprime correttamente.

Ha buone capacità di analisi e di scrittura.

Talvolta s’abbandona all’alchimia della parola.

Conosce tecniche e strategie comunicative.

Non disdegna nozioni di marketing, di psicologia, di sociologia.

È un disincantato flaneur del web 2.0.

È un disincantato flaneur di boschi e città.

Quando elabora un progetto personale o coordina le attività del team, mette sempre in primo piano le componenti creative e le esigenze pedagogiche.

Vanta un percorso formativo ricco ed in costante aggiornamento.

È curioso, dinamico, aperto.

Studia, ama e cerca la bellezza.

Non ha pregiudizi estetici ed è tendenzialmente melting-pot (e melting-pop): può ascoltare Chopin e Keith Jarret, Kitaro e Clapton; può amare Dante e Céline, Proust e Kerouac; può ammirare i codici miniati e Warhol, Telemaco Signorini e Duchamp.

Ama la sfida della pagina bianca.

Non è mai stanco di imparare.

Lavora in jeans e abbigliamento informale, ma può anche avere cure maniacali per certi accessori ed accostamenti cromatici.

Ama la buona cucina italiana, accompagnata da vino. Ottimo vino.

Se fosse un calciatore avrebbe la maglia numero 10.





Processo alle tecnologie nella didattica

6 05 2007

Forse ispirato in parte anche dal mio provocatorio intervento del 12 aprile (che a sua volta tentava di giustificare un mio ancor più antipatico post) Gianni Marconato propone nel suo blog un intrigante “processo alle tecnologie nella didattica”. Gianni ha illustrato la proposta anche con un intervento allo Zenacamp di cui puoi vedere le slide.

In occasione di un simile processo, dovremmo provare a rispondere a domande tipo:

  • Qual è la reale ricaduta didattica degli enormi investimenti di energie e danaro (fortic, bdp, formazioni on line…) che le istituzioni hanno profuso per la diffusione delle nuove tecnologie?
  • Quali sono i risultati reali di anni di sperimentazioni didattiche delle nuove tecnologie?
  • Quali sono i risultati concreti delle centinaia e centinaia di ricerche universitarie, pubblicazioni specialistiche, convegni, congressi… finalizzati a sensibilizzare gli addetti ai lavori sulle rimarchevoli potenzialità formative delle nuove tecnologie?
  • Siamo di fronte all’ennesimo fallimento dell’uso didattico delle tecnologie?
  • Possiamo parlare di usi diversificati (modelli, strategie didattiche, strategie organizzative) delle tecnologie che sono problematici/fallimentari ed altri che non lo sono?
  • Qualcuno sa indicare esperienze quantitativamente e qualitativamente significative sull’uso efficace ed innovativo (sul piano didattico e pedagogico) delle nuove tecnologie?

Può darsi che alla fine del processo – mi ripeto – scopriamo semplicemente che le nostre scuole sono rimaste il regno dell’istruzionismo, dell’auditorium (io parlo e tu ascolti), della comunicazione unidirezionale (lezioni frontali spesso aggravate da powerpointivite), dei banchini allineati e coperti dentro aule allineate e coperte popolate da alunni (spesso poco allineati e molto coperti) che sempre meno s’interfacciano con vecchi docenti (allineati? Coperti?). E non è detto che ciò sia necessariamente un male.

Ma, fatta questa disanima (pars destruens), dovremmo poi ricominciare a porci quelle domande necessarie per rivedere e, spero, per rilanciare (pars construens) il nostro impegno intellettuale:

  • La scuola deve fare i conti con le nuove tecnologie? Come?
  • La scuola deve rincorrere le modalità comunicative e formative tipiche della net gen, o deve insistere sulle modalità comunicative e formative tradizionali?
  • Le nuove tecnologie possono migliorare il rapporto educativo? Come?
  • Quali nuove tecnologie si prestano (di più, meglio, in parte…) ad innovare il dialogo educativo?
  • Le nuove tecnologie possono curvare la didattica verso il costruttivismo (costruzionismo)? Come?
  • Le nuove tecnologie DEVONO curvare la didattica verso il costruttivismo (costruzionismo)? Come?





Dal gesso al dito?

3 05 2007

Temo che la scuola italiana sia ancora quella scolpita nel mio post precedente: l’imperturbabile regno di vestali e sacerdoti della parola che perpetuano il rito dello stilo e della tavoletta d’argilla. E lo resterà per qualche lustro.

Un grande plauso, dunque a quelle esimie avanguardie di illuminati missionari che provano caparbiamente a dissodare questo agro terreno con cadenzate ondate di messianiche proposte.

C’è chi confida nelle poetiche promesse dei social software, e c’è chi predica le taumaturgiche virtù delle lavagne interattive.


Quest’ultima crociata mi pare particolarmente attiva.

Da mesi ricevo regolari visite – in qualità di responsabile informatico del mio liceo – di avvenenti signorine che magnificano le doti sociopsicopedagogiche di questi schermi intelligenti.

Di recente, poi, ho avuto la ventura di lavorare un poco nella ricca – di cultura e competenza – provincia autonoma di Trento e di vedere coi miei occhi la generosa profusione di smart board in ogni scuola.

Lo stesso pare accada quotidianamente nell’altrettanto giovanile provincia di Bologna. Come sembra sottolineare Scuola 8.0 (VIII Rassegna biennale sulle tecnologie didattiche) dedicata appunto alle Lavagne Interattive Multimediali.

L’iniziativa – prromossa dalla Direzione Scolastica Regionale dell’Emilia-Romagna, in collaborazione con l’Ufficio Scolastico Provinciale di Bologna – pare proprio puntare molto sulla diffusione di questa relativamente nuova tecnologia:

“La Lavagna Interattiva Multimediale è un grande schermo bianco che, grazie a specifici software, è sensibile al tatto (come i monitor touch screen) sul quale un videoproiettore proietta l’immagine del PC (portatile o fisso) possibilmente collegato a Internet. Con il tocco di un dito/penna – che equivale al clic del mouse – si attivano icone-funzioni per scrivere, selezionare, disegnare, aprire documenti, eseguire giochi didattici, simulazioni, test di valutazione, collegarsi ad Internet, cioè per eseguire tutto ciò che è possibile da PC. In pratica si unisce la potenzialità dei software che già si utilizzano al software della Lavagna.

L’utilizzo delle Lavagne Interattive Multimediali, molto intenso in altri Paesi europei, negli USA e in Canada, si è avviato in Italia da poco tempo, soltanto in alcune aree del Paese, e assume ancora un carattere sperimentale.

Le potenzialità delle lavagne possono consentire una vera e propria rivoluzione nella didattica, rappresentando l’evoluzione del rapporto scuola e tecnologie fino ad ora centrato sull’uso del PC.

La Rassegna si propone di verificare e confrontare fra scuole italiane, europee e americane e fra esperti il “valore aggiunto” a sostegno della lezione frontale, dell’attività didattica in particolare in relazione:

  • alla migliore qualità della comunicazione dei contenuti disciplinari e al relativo incremento della motivazione degli studenti;
  • all’interattività strumentale che favorisce l’efficienza mediante l’ottimizzazione di risorse come il riutilizzo e la trasferibilità del materiale didattico e l’integrazione di tecnologie già da tempo disponibili nelle nostre scuole;
  • all’interattività relazionale che favorisce il lavoro cooperativo in aula.

Una prima valutazione delle esperienze del nostro territorio conferma la validità del nuovo approccio didattico e la sua capacità di rapportarsi all’interesse dei ragazzi di oggi, sempre più proiettati verso l’uso delle tecnologie informatiche.”

Che facciamo? Ci uniamo a questa nuova crociata (che promette una nuova vera e propria rivoluzione nella didattica)?