Prof. e grandi fratelli

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Avrei voglia di disquisire ancora di web 2 e di digitale divide, di come certi insegnanti leggano e disquisiscano di costruzionismo e poi si trincerino in classe dietro l’istruzionismo più cieco e difensivo, di come tutti riconoscano l’importanza della (ex) nuova tecnologia salvo ricostruire quotidianamente ambienti di apprendimento attorno alla sacralità della lavagna, del gesso, del registro, della lezione frontale, degli appunti da dettare…

Ma voglio dedicare il post domenicale ad uno dei temi che spesso emergono negli incontri fra colleghi: la perdita di prestigio dell’insegnante (o del suo ruolo!)… Lo faccio attraverso le dotte parole di Sebastiano Vassalli (La Stampa, 2 Febbraio 2007)

Via i maestri largo ai famosi

Esistono ancora le persone autorevoli, e chi sono? Quali sono i modelli comportamentali di chi, oggi, ha dieci, quindici o vent’anni, e come si manifestano nella scuola, nella società, nella politica? Qualche giorno fa, il quotidiano la Repubblica intitolava un articolo di Piero Citati: «La scomparsa dell’autorità». La scomparsa dell’autorità è un fatto reale, in una società dove la capacità e l’esperienza basata sull’acquisizione di cognizioni valgono sempre meno in ogni campo, e dove le categorie vincenti sono due: il potere e la fama. […]

…in ogni campo. I «maestri» possono forse contare ancora qualcosa in settori come la medicina e l’ingegneria, dove la gente vuole guarire o vuole che i ponti non crollino: per il resto non ci sono più e nessuno li rimpiange. I genitori, da qualche decennio, hanno smesso di essere autorevoli con i figli perché vogliono essergli simpatici; e i professori, che dovrebbero essere autorevoli per forza, non possono competere con gli eroi dell’«Isola dei famosi», del «Grande fratello» e delle altre palestre televisive. Poveretti!
Ogni tanto qualcuno si adegua alla società dello spettacolo e finisce sui giornali per storie di «sesso in cattedra» e simili; ma la maggior parte degli insegnanti è sempre lì, fissata con Manzoni e con l’algebra… Non c’è da stupirsi, quindi, se i ragazzi cercano di diventare famosi per loro conto, con i videofonini e con gli spettacolini che riescono a inventarsi. Anche se a volte ci mettono un po’ troppo entusiasmo, in quegli spettacolini, dobbiamo essere comprensivi: si stanno allenando a diventare adulti in un mondo senza più maestri, dove i modelli di comportamento considerati vincenti sono quelli della fama, del sesso e della sopraffazione. Che Dio li assista (e ci assista tutti).

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=2342&ID_sezione=29&sezione=#

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Siamo d’accordo con la tesi di Vassalli?
Siamo sicuri di non potere competere con i deficienti del Grande Fratello?