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Riporto un piccolo estratto da C. Freinet, Nascita di una pedagogia popolare, La Nuova Italia, Firenze 1976, pp. 75‑76
Qui si manifesta apertamente il nuovo orientamento della nostra pedagogia: con il manuale scolastico è il libro che crea, sempre artificialmente, l’interesse. Questo secondo noi è un grande errore: il libro non deve servire nella scuola a soddisfare e approfondire l’interesse del fanciullo. Noi abbiamo permesso a questo interesse di manifestarsi apertamente: come lo sfrutteremo ora per i nostri fini educativi? È necessario che i vari studi intrapresi rispondano e si adattino all’attività infantile, invece di chiedere a questa di piegarsi all’ordine scolastico. Ma fino a oggi, non esiste nulla che sappia usar bene queste possibilità, che permetta al bambino di ritrovare, nel materiale scolastico o nelle letture speciali, stimoli per attività intellettuali o manuali che consentano al fanciullo di espandersi liberamente per tutto il tempo della scuola secondo le sue necessità.
Noi abbiamo riunito nella nostra “biblioteca di lavoro” i libri che ci è stato possibile procurare. Ma purtroppo i manuali scolastici sono per ora i soli libri a nostra portata: comunque essi hanno perduto, almeno, il loro carattere specifico di manuali e non hanno per noi il difetto di mancare di elasticità e di non rispondere per intero alle nuove necessità. Bisognerà suggerire l’edizione, o intraprenderla noi stessi, di strumenti di lavoro adatti ai nostri bisogni.
Lo schedario scolastico, di cui noi abbiamo lanciato l’idea e che forse cercheremo di realizzare, sarà il nostro principale mezzo didattico: moderno, estensibile e perfezionabile a piacere, esso ci permetterà di mettere, al momento voluto, tra le mani degli alunni, i diversi documenti, letteratura, scienze, geografia, storia, ecc., che rispondano all’interesse dominante. Questo schedario dovrà essere compilato da una bibliotechina composta di vari opuscoli monografici compilati secondo un nuovo criterio; fino ad oggi però tutto è ancora da realizzare a questo proposito.
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Nota al testo: Freinet polemizza qui contro un uso dei manuale scolastico che serva a indirizzare il lavoro: i libri, infatti, devono essere strumenti a disposizione di chi apprende, e non di chi insegna. Pertanto la biblioteca e lo schedario assumono la funzione di “cassette degli attrezzi” a cui gli allievi possono liberamente e funzionalmente attingere a seconda delle necessità. Freinet ritiene che la classe debba essere soprattutto un laboratorio in cui si mettono a punto conoscenze e riflessioni personali che sarà poi compito della tipografia condividere con altri gruppi.
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Possiamo buttare al macero il manuale scolastico?
Le Nuove Tecnologie rendono più realizzabile il sogno di Freinet di una “bibliotechina” aperta ed elastica da mettere a disposizione dei ragazzi?
Pensi sia realizzabile l’idea di laboratorio didattico alla Freinet? In che modo?
Quali sono le “cassette degli attrezzi” che metteresti a disposizione dei tuoi studenti?
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Per approfondire:
Célestin Freinet (1896 – 1966) è un pedagogo francese che mette a punto una pedagogia originale – rigorosa – basata sulla “libera espressione dei ragazzi”. Egli propone percorsi di apprendimento basati su una pianificazione rigorosa del lavoro e sull’uso sistematico di tecniche e tecnologie (roduzione di testi liberi, tipografia, individualizzazione del lavoro, corrispondenza scolastica, lavori cooperativi, eccetera).