Buffa, comunque, questa storia dell’analisi logica!
Quando mi hanno telefonato per propormi uno scampolo di laboratorio (di PEDAGOGIA!!!) con docenti di TIC e di Tecnologia ho pensato di tutto, tranne che all’analisi logica (logica a cui penso colpevolmente poco anche come insegnante di Italiano!!!)…
Se mi avessero proposto uno sprazzo di laboratorio con colleghi di italiano, lingue, latino… forse (ma molto FORSE) mi sarebbe venuta in mente la pedagogia dell’analisi logica. Ma con docenti di tecnologia…
… proviamo però a stare al gioco proposto dalla collega: meglio l’analisi logica o l’analisi del computer? Meglio insegnare l’analisi del periodo o l’uso dello scanner? Meglio insegnare la grammatica italiana o il la netetiquette? Meglio Manzoni o Camilleri? Meglio la Callas o i Sigur Ros?…
Dubbi indubbiamente amletici.
Ma ammettiamo di concordare sul fatto che è meglio in assoluto l’analisi logica (logico!). Allora i VERI problemi didattico-pedagogici sono altri. Ne elenco alcuni, a ruota libera (tenete presente che ho la febbre!):
Quando insegnare l’analisi logica? Alle elementari? Alle medie? Al biennio delle superiori? Al triennio?
Qual è l’obiettivo dell’insegnamento (apprendimento!) dell’analisi logica?
La conoscenza dell’analisi logica? (cioè: la conoscenza dell’analisi logica fine a se stessa?)
O, imparare l’analisi logica è uno strumento per un fine più alto? (imparare a leggere e a scrivere? Cioè: imparare a decodificare/ricodificare efficacemente testi complessi?)
Se il nostro obiettivo è quello di dare ai ragazzi le competenze necessarie per comunicare (parlare, scrivere…) correttamente, siamo sicuri che la strategia più efficace è quella che passa attraverso la trattazione sistematica della grammatica e dell’analisi logica?
E, se proprio riteniamo necessario insegnare l’analisi logica, come la insegniamo? (con quali strumenti? Attraverso quali contenuti? Con quali strategie? Con quale atteggiamento pedagogico: istruzionismo? Costruzionismo?…)
E, ancora: chi la deve insegnare?
La maestra? Il docente di italiano? I docenti di tutte le materie? (la padronanza della lingua non è una competenza trasversale? E quindi un obiettivo perseguibile da tutti i docenti?)
E qui arriviamo al punto: il fatto che questo problema sia emerso in un contesto di esperti in tecnologia, sta a significare che i docenti di TIC o di Tecnologia dovrebbero – loro stessi! – insegnare l’analisi logica prima dell’analisi del motore a scoppio, piuttosto che delle pagine web?
Oppure, questa fissa dell’analisi logica da parte di colleghi di altra disciplina era un modo elegante per dire al prof di lettere che avevano davanti (come indegna cifra di tutti i prof di lettere) una roba tipo: ma che c… vieni qua a romperci le balle con il web 2.0, le FAD, la piattaforma, l’e-learning, i blog, i post… quando i nostri ragazzi non sanno nemmeno scrivere in italiano? Te, come prof di italiano, occupati di insegnare la tua materia (analisi logica!) che noi ci occupiamo di insegnare la nostra!
Il che potrebbe anche avere, finalmente, un senso.
Se l’analisi logica, infatti, non è vista come fine a se stessa, ma è concepita come riflessione critica sulla lingua finalizzata anche ad insegnare a scrivere e parlare… Allora la discussione trova il suo principio olistico nella semplice constatazione che non esiste solo una lingua, ma esistono tante lingue. O, meglio: non esiste un solo linguaggio, ma tanti linguaggi: esiste il linguaggio letterario, tecnico, filmico, mimico-gestuale…
E allora ognuno di noi, secondo il suo ambito di competenza, avrà il diritto-dovere di insegnare ai ragazzi ad analizzare logicamente il linguaggio poetico, narrativo, teatrale… il linguaggio del cinema e dei fumetti, della pubblicità e del teatro… il linguaggio musicale ed artistico… Magari previo uno straccio di programmazione fatto in consiglio di classe: io mi occupo del linguaggio scientifico, tu di quello giuridico, tu di quello iconico…
Eppure… eppure mi affascina molto l’idea che docenti di TIC e di Tecnologie prendano così a cuore la questione della lingua italiana. Perché significa che hanno afferrato l’idea che il docente di tecnologia non insegna una materia di serie B (io sono docente di italiano, ma insegno anche LINOVEMI, che è appunto una sorta di TIC!), che non deve “insegnare il computer o lo scanner”, ma deve insegnare ad usare il computer e lo scanner per produrre contenuti.
E che il vero nodo pedagogico non sta (solo) nel conoscere gli strumenti (libri, penna, computer, web…), ma nel padroneggiare gli strumenti PER produrre contenuti.
L’importante è non scordare, però, che i contenuti non sono solo testi scritti, ma anche immagini, animazioni, musica, filmati…
Da questo punto di vista, quindi, l’insegnante di Tecnologia non solo non ha una disciplina di serie B, ma si trova a padroneggiare, oggi, una disciplina di serie A1: l’unica, vera disciplina dove si può fare multimedialità (ipermedialità) alla grande! L’unica disciplina dove i ragazzi possono apprendere – magari secondo logiche laboratoriali – a decodificare e a ricodificare (secondo strategie convergenti e divergenti) i linguaggi multimediali (ipermediali).
.. e pure se volessimo concentrarci solo sulla “analisi logica” della lingua italiana, come dimenticare che oggi (2007) la scrittura – l’espressione orale, di fatto, lo è da sempre! – non può che essere multimediale (e spesso ipermediale)… e che quindi anche l’analisi logica dovrebbe adeguarsi…
(ma sulla scrittura all’epoca del web vi tedierò in un prossimo post!!!)