PersonalizziAMO?

19 02 2007

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In classe. La panacea per evitare la noia dei più bravi e far emergere in ciascun alunno il proprio talento (Gardner docet) pare sia la personalizzazione, come ci hanno predicato per anni le vestali della riforma Moratti (a proposito: qualcuno se la fila ancora?). La scuola diviene così un fantasmagorico – ed un po’ fantasmatico – ipermercato, dove alunni e famiglie deambulano mollemente alla ricerca del prodotto adatto ai propri gusti ed alle proprie possibilità.

Parrebbe uno scenario liberale, persino democratico.

Ma piuttosto pericoloso: chi ha buon gusto e molte possibilità (magari non per merito suo, ma dell’ambiente in cui l’inconsapevole cicogna l’ha paracadutato) può legittimamente godere di un Brunello di Montalcino (Biondi-Santi?); chi è un po’ grezzo e/o non ne ha la possibilità, si farà piacere quel vinello da tavola venduto a quintalate in variopinti scatolami di tetrapak.

A questo punto la mia coscienza da arcaico (sia pur pentito!) cattocomunista, mi farebbe propendere per una strategia pedagogica ispirata alla individualizzazione (far raggiungere a tutti gli stessi obiettivi, magari con strategie didattiche differenziate).

Accogliendo però l’avertissement di Fiorentino:

“Non basta dire che le mete sono comuni, perché se gli obiettivi comuni sono in quantità enciclopedica e in una logica disciplinarista, anche se si professa come credo politico-pedagogico l’individualizzazione, in realtà si pratica la personalizzazione nel senso più deteriore del termine.
Al di là quindi delle dispute nominali, ciò che conta, proprio per garantire traguardi culturali comuni, è la selezione dei saperi adeguati alla portata di tutti gli studenti, e in una quantità che sia compatibile con didattiche, metodologie di tipo laboratoriale, con tempi distesi, che mettano effettivamente lo studente al centro del processo di costruzione della conoscenza”. (http://www.funzioniobiettivo.it/glossadid/attivita_didattica.htm )

Dubbi spariti?

Ovviamente no!

Ancora una volta: bello, democratico, politicamente corretto (sulla carta). Ma in pratica?

Se penso a certe classi, la selezione di saperi adeguati e compatibili con strategie costruzioniste porterebbe ad attività d’apprendimento talmente minimali da fare invidia al più spartano degli educatori zen.

Insomma: sposando la logica dell’individualizzazione a tutti i costi si rischia – inevitabilmente? – di abbassare talmente il livello delle richieste da far precipitare ulteriormente la già pendente PISA.

E in un ambiente di apprendimento in cui si fa poco (sia pur con molta eleganza metodologica) il discriminato, ancora una volta, non è – semplifico, ovviamente – il figlio di mammà (che s’interfaccia con millanta opportunità cognitive anche fuori dalla scuola, a casa, in palestra, con gli amici, nel web…), ma il figlio di…

E allora?

E allora abbeveriamoci avidamente di argomentazioni pedagogiche, senza scordare però che alla fine ciò che conta è il buon senso del docente. Un docente allenatore che deve guardare ai suoi ragazzi non come a singoli turisti a zonzo nell’ipermercato del sapere, ma come ad una squadra che assieme deve allenarsi, giocare, lottare per raggiungere un obiettivo comune. Ed il docente allenatore sa (grazie, Gardner!!!) che può far giocare qualcuno centravanti, qualcuno all’ala, qualcuno col ruolo di regista, qualcuno in difesa… Che farà giocare qualcuno per i piedi buoni, qualcuno per la forza, il coraggio, l’intelligenza tattica, la capacità di fare spogliatoio… E che qualche giocatore si renderà utile in panchina…

Qualcuno sarà nominato il migliore in campo, qualcuno prenderà il premio per la combattività, qualcun altro…

Ma l’allenatore di buon senso sa che per ottenere buoni risultati ciò che conta è lo spogliatoio, l’affiatamento, il gioco di squadra: se ci si allena assieme (learning by doing), se si gioca e si lotta assieme (cooperative learning) si vince sempre. O quasi…

[E chi non si allena seriamente non può finire fuori squadra e forse fuori dal gioco?]





FOCUS 3: Personalizzazione/individualizzazione 1

14 01 2007

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Per aiutarci a riflettere sull’opportunità di attivare percorsi di apprendimento “differenziati” a seconda delle abilità, potenzialità, motivazioni dei nostri alunni… possiamo partire da questa sintesi offerta da Luigi Guerra (Università di Bologna) sul binomio

personalizzazione/individualizzazione

• Individualizzazione
La categoria formativa dell’individualizzazione riguarda la necessità di utilizzare strategie didattiche differenziate per consentire a tutti gli studenti di raggiungere un medesimo obiettivo. Il concetto didattico che sostiene questa categoria (nata in ambiente comportamentista e sviluppatasi in parallelo con l’analisi tassonomica degli obiettivi, raggiungendo il suo massimo di elaborazione con la messa a punto delle strategie dei cosiddetto ‘Mastery Learning) prevede che l’obiettivo formativo (sia esso nozione, competenza, abilità … ) rimanga identico per tutti gli studenti, ma poiché gli studenti sono diversi richiede che si utilizzino procedure didattiche (tempi, materiali, spazi, esercizi…) che, rispettando appunto tale diversità, consentano effettivamente a tutti il raggiungimento dell’obiettivo stesso. L’ottica è quella dell’uguaglianza delle opportunità formative.

• personalizzazione
La categoria formativa della personalizzazione riguarda l’opportunità dì consentire agli studenti di perseguire obiettivi formativi diversi, in funzione di identiche o differenti strategie didattiche utilizzate. Il concetto didattico che sostiene questa categoria prevede che lo studente possa far valere la peculiarità soggettiva delle sue motivazioni, aspirazioni e risorse nella scelta degli obiettivi formativi da perseguire e nella messa a punto delle strategie didattiche per raggiungerli. Le strategie della personalizzazione si muovono nell’ottica della massima valorizzazione della diversità individuale prevedendo strutturalmente la possibilità di scegliere percorsi e indirizzi paralleli e di approfondire interessi personali.

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Nella tua pratica didattica ti sei mai posto il problema di individualizzare e/o personalizzare i percorsi di apprendimento? In che modo?

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Per aprofondire ulteriormente l’argomento, non sarà inutile prestare attenzione al monito di Vertecchi:

«Personalizzare un percorso vuol dire adattare i traguardi dell’istruzione alla previsione di successo che si ritiene di formulare per ciascun allievo. In pratica, si torna ad affermare una concezione deterministica della relazione tra caratteristiche personali e livello degli apprendimenti.
Se si osserva che un allievo apprende con difficoltà, sarà ridotto per quel allievo il livello dell’attesa, senza preoccuparsi di esplorare le cause che fino a un certo momento del percorso educativo, quello in cui il giudizio predittivo è espresso, gli hanno impedito di conseguire risultati migliori.
Si potrebbe anche pensare che alla personalizzazione corrisponda una scelta realistica, mentre l’individualizzazione perseguirebbe un’improbabile utopia. Ma non è così.

Se da un allievo ci attendiamo poco, è probabile che otterremo ancora meno. Se l’attesa diminuita è legittimata da una corrispondente diminuzione dei traguardi da perseguire, anche i comportamenti subiranno una deriva al ribasso.

Ciò che qualifica l’istruzione è, infatti, proprio l’uniformità del criterio di giudizio: non si può accettare che determinati risultati siano raggiunti da alcuni e non da altri o, peggio, che si rinunci a priori a considerare tali risultati raggiungibili da una parte degli allievi.

La linea di progresso nell’educazione scolastica si è espressa principalmente attraverso la messa a punto di soluzioni individualizzate. In altre parole, si è ritenuto che l’educazione scolastica dovesse continuare a essere praticata per gruppi di allievi, in modo collettivo, ma che una specifica attenzione dovesse essere rivolta alle esigenze di ciascuno».

(B. Vertecchi, Insuccessi personalizzati da “Insegnare” n. 5, 2003)

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D’altra parte, aiutare ogni ragazzo a scoprire e sviluppare il proprio specifico talento, pare a sua volta essere una buona strategia pedagogica. Come sostiene Baldacci.

«Individualizzazione si riferisce alle strategie didattiche che mirano ad assicurare a tutti gli studenti il raggiungimento delle competenze fondamentali del curricolo, attraverso una diversificazione dei percorsi di insegnamento.

Personalizzazione indica invece le strategie didattiche finalizzate a garantire a ogni studente una propria forma di eccellenza cognitiva, attraverso possibilità elettive di coltivare le proprie potenzialità intellettive (capacità spiccata rispetto ad altre/punto di forza).

In altre parole, la personalizzazione ha lo scopo di far sì che ognuno sviluppi propri personali talenti; nella prima gli obiettivi sono comuni per tutti, nella seconda l’obiettivo è diverso per ciascuno (pluralità di percorsi formativi/piste indirizzate verso destinazioni differenti, possibilità di scelta da parte dell’alunno, grado di consapevolezza circa il proprio profilo di abilità, realizzazione di un adeguato contesto didattico).

Aiutare ogni studente a sviluppare una propria forma di talento è probabilmente un obiettivo altrettanto importante di quello di garantire a tutti la padronanza delle competenze fondamentali».

(M. Baldacci, “Individualizzazione”, da Voci della scuola, a cura di G. Cerini e M. Spinosi, “Notizie della Scuola”, Tecnodid, Napoli 2003)