Autismo digitale

“Quando, per provocarvi, i vostri figli vi domandano «sei connesso?», mettono in realtà a nudo una delle grandi questioni del nostro tempo.

La frase, espressa in linguaggio web, scaturisce infatti dalla loro esperienza diretta, da vite fatte sempre più di disconnessioni. «Le orecchie tappate dai piccoli auricolari di un iPod», che danno «un’ espressione inebetita», dice Daniel Goleman, sono l’ ultimo approdo di una tecnologia che ha creato il virtuale e con esso «l’ autismo sociale».

La connessione digitale e cellulare, dice il grande psicologo americano, è in realtà una disconnessione dai rapporti che hanno formato non solo la nostra mente, ma anche il nostro corpo: il cellulare che suona durante un pic-nic con i bambini, il dialogo continuo con le e-mail del Blackberry mentre stiamo viaggiando in treno, il computer in ufficio o il videogioco a casa non danno tregua e ci isolano dai nostri simili. Beh, si può dire, dov’ è la novità?

La novità portata da Goleman sta nel fatto che questo autismo non è solo cattiva igiene mentale, è anche influente sul nostro corpo, più esattamente sulla stessa conformazione del cervello e quindi sulle funzioni che esso comanda, dai movimenti al fegato. Ed è una novità così massiccia da essere il fondamento di una probabile nuova scienza, la neuroscienza sociale…” Danilo Taino (Corriere della Sera, 18 ottobre 2006).

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L’idea di cominciare la nostra riflessione sull’influenza che la rivoluzione digitale ha sulla mente dei nostri ragazzi (studenti) da questa provocazione sull’autismo digitale nasce dalla discussione – piuttosto vivace!!! – che ho avuto in questi giorni con una collega di pedagogia. Mentre – all’interno della mia disciplina – stavo affrontando un lavoro che aveva come obiettivo quello di stimolare i ragazzi di IIi a riflettere sugli aspetti innovativi del cosiddetto web 2.0 (social network, agorà digitale, controllo dell’informazione…), la collega – nell’ambito della sua disciplina – spiegava agli stessi ragazzi il pericolo (l’autismo digitale, appunto!) insito nell’uso eccessivo delle nuove tecnologie digitali. I ragazzi hanno preso il confronto con atteggiamenti manichei (pro o contro, apocalittici o integrati), anche se devo ammettere che la maggioranza di loro si è schierata a favore della tesi pessimistica: il digitale provoca autismo!
Il dibattito merita ulteriori approfondimenti.