Gioco di squadra?

26 04 2007

Succede: alla triangolazione (Mario, Corrado, Gianni) raccontata in diretta nel post precedente, si è aggiunto il passaggio smarcante di Antonio che ci mette ulteriormente in guardia su certe illusioni (più o meno sponsorizzate) “vendute” assieme agli LMS che, di fatto, non fanno altro che “replicare in rete la modalità i/ostruzionista di insegnamento” e “perpetuare il paradigma (se non vogliamo scomodare Kuhn diciamo solo “modello”) dominante”.

Avvertimento saggio, come quello di Gianni.

Per questo ho usato la metafora calcistica della triangolazione: tale intrigante incrocio di post e commenti assomiglia appunto ad una serie di passaggi fra giocatori dalle caratteristiche diverse (per provenienza, esperienza sul campo, tecnica individuale e forse per concezioni tattiche e strategiche), ma che giocano comunque nella stessa squadra. E che probabilmente puntano ad un risultato (socio-psico-pedagogico) comune.





Moodle, treni e ristoranti

24 04 2007

Torniamo seri, direbbe qualcuno. E allora dopo qualche concessione alla blogghite catartica, riprendo uno dei principali focus di questo blog: le (nuove) tecnologie educative, ed in particolare la discussione sull’uso di LMS. E, ancor più in particolare, l’uso di LMS nei licei e nelle altre scuole “superiori”.

Lo faccio proponendovi una triangolazione intrigante fra Agati (una vita da mediano!) il bel post di Corrado e la risposta di Gianni (che per altro riprende il motivo conduttore del suo blog).

Corrado pone il problema della possibile (auspicabile?) convivenza (DICO?) fra social software e LMS, e conclude auspicando una sperimentazione in cerca di equilibrio. Gianni ribadisce che LMS e S_Sw) sono “oggetti” che servono a cose differenti. Ciò che può fare l’uno non può fare l’altro e viceversa.

E Agati…

Ripassando mentalmente la fiumana di riflessioni che vado facendo da mesi dentro e attorno al mio lavoro di insegnante con ragazzi dei primi anni (Liceo delle Scienze Sociali), devo ammettere che la parola a cui mi sto affezionando di più è equilibrio (pur sempre precario): un equilibrio fra lezioni frontali (persino esasperate da utilizzo strategico di P.Point), lezioni dialogate, momenti di cooperative learning (molto strutturati), uso sistematico di Moodle (soprattutto come amplificatore del tempo scuola) e uso – per il momento piuttosto estemporaneo – dei social software.

Il tutto, avendo sempre presente… l’apprendimento!!!

Da tempo ormai sostengo che le tecnologie (vecchie e nuove) vanno utilizzate senza integralismi ed in base a solide strategie didattiche (sempre supportate da un consapevole progetto pedagogico, sia pure problematico): io non rinuncerei mai all’affabulazione, alla lettura espressiva di Dante, all’analisi di un sonetto minore in diretta… Mentre per distribuire contenuti, per certe discussioni, per certi approfondimenti, per un monitoraggio sistematico dei tempi di apprendimento, per feedback rapidi ed efficaci… mi affido a Moodle…

E quando ho bisogno di ricerche articolate, di sfruttare sinergie, di sollecitare la serendipità mi affido al rischio (calcolato, guidato, monitorato, suggerito…) delle avventure nel mare aperto della rete (non ho mai amato, comunque, le Web Quest troppo strutturate).

L’azione dunque può per il momento essere finalizzata dal goal (rete!) di Gianni che in conclusione del suo post ribadisce come “non ci sia alcuna necessità di “integrare” né, se proprio si vuole, di “abbattere” gli LMS. Se devo andare a Bolzano, prendo il treno, se ho fame vado al ristorante (quando posso permettermelo)”.

Se devo distribuire contenuti, Moodle è perfetto (rapido, docile, economico…), se devo costruire emozioni…





Il lato oscuro della luna digitale

10 04 2007

Da un po’ volevo esternare questa sensazione: girando per convegni dedicati alle nuove Tecnologie Educative (TE) sono sempre più numerosi ed insistenti i personaggi – presunti esperti – che insistono a vendere il bicchiere mezzo vuoto.

Uno dei casi più emblematici è quello di Antonio Calvani che ho avuto modo di conoscere personalmente negli anni ruggenti delle illusioni tecnologiche.

Ecco: negli anni novanta AC pareva un infatuato delle TE ed investiva noi neofiti con entusiastici afflati sull’opportunità di aprire le scuole alle TIC, agli ipertesti, alla rete, alle comunità di pratica e di conoscenze…

Poi, nei primi anni del nuovo millennio, AC ha cavalcato l’ondata modaiola dei learning object e delle relative piattaforme (possibilmente proprietarie) che avrebbero dovuto ridisegnare in positivo l’universo della formazione.

Ora il buon AC – come decine di altri simili che hanno avuto fama e fortuna vendendo teorie senza mai sporcarsi veramente le mani nella faticosa pratica della didattica quotidiana – non perde occasione pubblica per sottolineare i rischi di una concezione totalizzante e messianica delle TE.

Capisco la frustrazione di tali pontificatori: hanno predicato per anni rivoluzioni costruzionistiche che sono naufragate banalmente nelle sabbie mobili di una scuola sempre più ciecamente istruzionistica, hanno ottenuto finanziamenti per faraoniche sperimentazioni che hanno partorito sterili topolini, hanno infiorettato di slide microsoftiane ed inglesismi raffinati onanistici convegni holliwoodiani dedicati al nuovo verbo digitale, hanno…

Ed ora, di fronte al vuoto di scuole che anziché aprirsi al mondo invocano il metal detector per impedire l’accesso ai marchingegni elettronici, di fronte a piattaforme ultrafighette che servono solo per distribuire pillole pavloviane a migliaia di aspiranti postini, di fronte a certi strizzacervelli taroccati che fanno audience vendendo le apocalittiche tesi sull’autismo digitale…

… di fronte a tutto ciò, dunque, i nostri bravi predicatori prendono le distanze dalle loro stesse promesse messianiche ed indossano l’aureola un po’ più cool dei tecnoesperti disincantati che mettono in guardia noi alchimisti del web sui pericoli che incontra la net gen.

Si chiude così perfettamente la parabola di AC che, avendo esordito con “Dal libro stampato al libro multimediale” ora parrebbe in procinto di scrivere “Dal libro multimediale al libro stampato”.

Con estremo gaudio di tutti quei colleghi (che sono poi quasi tutti i colleghi) che in questi venti anni sono rimasti sulla riva ad aspettare i nostri cadaveri tetragonamente inchiodati al motto: “Dal libro stampato al libro stampato”.





FOCUS 13: blog & dintorni

21 01 2007

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Nell’ultimo incontro con i “miei” studenti del sabato (!?) si è disquisito di passaggio dell’arte dei blog. E girovagando fra i blog… ho incontrato questa bella definizione di blog…

Il bell’esercizio di sintesi (1.997 battute) è di Paolo Valdemarin.

Un blog è un piccolo sito web su cui puoi scrivere quello che vuoi. Non bisogna essere tecnici per scrivere su un blog, ci sono dei programmi facili da usare che costano poco o niente. Puoi usare un blog come un diario, puoi usarlo per informare i tuoi amici su quello che fai, puoi usarlo come un giornale personale, puoi metterci le tue foto, puoi usarlo per promuovere e vendere i tuoi prodotti, puoi anche proteggerlo con una password e usarlo per comunicare solo con chi vuoi tu.

Ma avere un blog è solo metà della storia, l’altra metà e leggere i blog. Siccome ce ne sono moltissimi (in tutto il mondo, e anche in Italia), passando di blog in blog troverai rapidamente persone con dei punti di vista diversi sule cose che più ti interessano. A me è capitato di incontrare più persone intelligenti e interessanti attraverso i blog che in qualunque altro ambiente (e io non sono per niente uno facile da accontentare). Grazie al tuo blog potrai partecipare alle conversazioni con tutte queste persone. Esistono strumenti e tecnologie che sono in grado di leggere tutto quello che viene scritto su tutti i blog e di ricostruire queste “conversazioni sparse”: è facile sapere chi parla di cosa.

Ogni volta che scrivi su un blog, quello che scrivi si chiama “post”: un blog è una serie di “post”, e di solito il più recente è in cima alla pagina e i più vecchi sono sotto. Il post più difficile da scrivere è il secondo. Nel primo di solito si scrive “prova”, per vedere se funziona, ma nel secondo bisogna scrivere qualcosa di interessante, che quasi di sicuro nessuno leggerà. Bisogna continuare a crederci per un po’, incredibilmente la magia si ripete sempre, e dopo un po’ ci saranno un po’ di lettori che non solo leggeranno quello che scrivi, ma magari ogni tanto lasceranno un commento, arricchendo quello che hai scritto con opinioni e approfondimenti.

Usa il tuo blog per condividere il tuo punto di vista, i siti che vedi, le notizie che senti, il modo in cui il mondo cambia dall’esclusivo punto di vista del tuo lavoro, della tua esperienza, della tua capacità di interpretare le cose. Usa il più possibile i link: sono quelli che hanno reso unico il linguaggio del web. Linka altri siti, altri blogger, altre fonti, più manderai via la gente che verrà a visitare il tuo sito, più questi torneranno.

Quando avrai aperto il tuo blog nuovo e scritto il secondo post, mandami una mail. Mi interessa. Veramente.”

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Questo esercizio stiloso di Paolo è da applausi. Ma io devo provare a darvi una pillola più compatta (vedi item…); dunque:

Blog
un blog è un diario on line dove puoi pubblicare facilmente contenuti (testo, immagini) che possono generalmente essere commentati dagli internauti.

Visto che ci siamo proviamo con altre 2 pillole funzionali al vostro appuntamento del 17 (porta bene?);

e-learning
sistema di formazione a distanza che si svolge attraverso una cosiddetta piattaforma (Learning Management System o LMS) che integra vari strumenti per gestire i corsisti, distribuire contenuti didattici, promuovere – monitorare e valutare – diverse attività (compiti, forum, chat, diario, quiz, sondaggi, wiki, glossari…). Una delle piattaforme open più usate è Moodle.

Social Network
Siti che consentono la pubblicazione e la condivisione di contenuti (testi, immagini, musica, filmati…) e che promuovono la nascita di relazioni fra utenti e fra gruppi di utenti. Fra i più significativi: MySpace, Secondlife, FaceBook, Flickr, YouTube…

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Per un uso laico delle piattaforme

9 01 2007

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Anch’io come Gianni Marconato ritengo francamente eccessiva – e non di rado grottesca – l’esaltazione nostrana delle così dette “piattaforme” per la formazione – LMS (Learning Management System) o VLE (Virtual Learning Environment). Se non altro perché – concordo sempre con Marconato – l’irrigidirsi dei riflettori su queste ipersponsorizzate tecnologie di e-learning rischia di lasciare in un cono d’ombra le potenziali/reali rivoluzioni in atto: il dilagare degli MP3, la condivisione on line di musica e filmati, i blog, i wiki, messenger… il traboccare dei siti “sociali” (My Spaces, Live Spaces…)… Senza contare il social bookmark, le folksonomie…

D’altro canto anche l’ennesima esaltazione per i neo-neofenomeni mediatici rischia ancora una volta di buttare a mare quanto di buono comunque le piattaforme possono ancora offrire, soprattutto se vengono utilizzate con spirito laico, un pizzico di ironia, tanta flessibilità e… in sinergia con tutte le altre potenzialità comunicative e formative che la maturità del Web 2 ci sta regalando.

Io, ad esempio, nella mia quotidiana [buona] azione formativa utilizzo con profitto Moodle che si sta rivelando uno strumento duttile e persino divertente per ampliare in maniera intelligente – e quindi non sacrale – il tempo-scuola sempre più sacrificato da rigidi meandri direzionalburocratici.