
Non me ne vergogno quasi più, e nemmeno ci bado, quasi. Ma questa mattina, leggendo Citati, non ho potuto evitare di squadrare con fugace disgusto la mia polo consunta e un po’ lisa. Verde. Di un verde oliva slavato dal tempo.
Ne possiedo anche una blu, una nera, una grigia, una marrone.
Tutte depresse e sfibrate da annosi lavaggi.
E così ho realizzato d’essere anch’io uno di quei professori dai golfini spelacchiati e dai vestiti lisissimi che tanto strazio hanno suscitato nell’emerito Pietro.
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A pochi colleghi sarà sfuggito l’articolo di Pietro Citati (Gli insegnanti sono diventati una specie di sotto-proletariato: Raddoppiamo gli stipendi ai nostri professori, La Repubblica, Martedì 3 luglio 2007) di cui riporto parte della parte finale:
“Cinquant’anni fa [quella degli insegnanti], era una non-classe, rispettata anche se non temuta. Oggi, gli stipendi miserabili hanno prodotto una sotto-classe, una specie di sottoproletariato, che possiede a malapena il danaro per vestirsi e nutrirsi, ma non per comprare un libro, sia pure in edicola. Ricordo con strazio la visione di una classe di professori, qualche anno fa: quei golfini spelacchiati, quei vestiti lisissimi. So di dire una cosa banalissima: oggi, quando la sorte della civiltà occidentale è affidata alla specializzazione, un buon liceo e una buona università sono assolutamente
Non è più possibile continuare a pagare i professori delle medie e dei licei, che devono tornare ad essere un’élite, con gli stipendi di oggi. Gli stipendi vanno almeno raddoppiati, e via via aumentati nel corso del tempo…”
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Grazie, Pietro: avrei proprio bisogno di un nuovo corredo di polo trendy: Lacoste, Ralph Lauren, Fred Perry, Armani, Timberland…



