
L’unico possibile senso della vita consiste nella ricerca della felicità. E la felicità s’invera solo nella sua ricerca.
Questa scampolo di verità mi si è appiccicato al sudore della mente questa mattina, mentre leggevo l’introduzione a Second Life, la guida ufficiale (La biblioteca di Repubblica-l’espresso, p. IX).
“…le emozioni e le fantasie dominano le nostre vite, come hanno sempre fatto […]. E per quanto possiamo essere molto diversi gli uni dagli altri nel nostro aspetto esteriore, dentro siamo tutti uguali: sangue, budella e un mucchio di sogni. Anche i sogni sono gli stessi: tutti vogliono amore, successo, felicità. […] Tutte queste verità banali diventano ancor più vere in Second Life. Questo mondo consente di concentrarsi sulla ricerca della propria felicità personale. Non c’è bisogno di avere a che fare con tutte quelle questioni mondane che fagocitano il nostro tempo sul pianeta Terra, qui si è liberi di fare ciò che si vuole. […] In effetti, l’unica cosa che può ostacolarvi nella ricerca virtuale della vera felicità è la vita reale…”
Se l’unica possibile felicità consiste nella sua ricerca, che importa se la “queste” avviene nella prima o nella seconda vita?
(Faremmo meglio a prestare più attenzione al futuro perché è proprio lì che vi trascorreremo il resto della nostra vita.)
