Classe II Liceo, terza ora. Il prof. di Storia sta spiegando la caduta dell’impero romano. Alto, allampanato, un po’ svagato. Parla con tono cantilenante seguendo il libro, accontentandosi della presunta attenzione delle ragazzine in prima fila. Accanto alla cattedra tre studenti stanno recuperando la verifica scritta saltata il giorno prima. Due hanno look metallaro e capelli lunghi tirati sul volto.
In classe c’è il solito brusio di sottofondo.
Nell’ultimo banco – angolo sinistro – Guido, dietro la schiena di Alex, parla sottovoce al cellulare: detta il compito ai due metallari che, con l’auricolare celato dai capelli, svolgono tranquillamente la verifica. Prenderanno 8 e 7,5.
Che cosa non va in questa scena?
Chi sono i colpevoli?
L’ambiente?
Il docente?
I ragazzi?
Secondo ministri e buona parte dei benpensanti non ci sarebbero dubbi: il colpevole è il cellulare!
Sacrosanta, dunque, la crociata contro i cellulari!
(questa campagna contro l’infezione da cellulare mi ricorda un po’ quella nobildonna che copre lo sporco sotto il tappeto. Per un po’ la casa pare più ordinata. Ma alla lunga… ci si ammorba di puzza)