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Giusto per sottolineare ancora una volta che sono ben lontano dal considerarmi un integralista delle TIC, voglio spremere le mie residue risorse mentali della giornata (il post l’ho scritto ieri sera tardissimo, ma poi non ho avuto nemmeno la forza di pubblicarlo!), per partorire un minispot in favore del Sigmund Freud dell’era digitale: Sherry Turkle.
ST studia da decenni l’impatto che le nuove tecnologie hanno sulla psiche e su uno dei miei scaffali preferiti fa bella mostra di sé un suo vecchio testo (Sherry Turkle, La vita sullo schermo, Apogeo, Milano 1997) che mi sono bevuto allora con grande interesse e che molti docenti dovrebbero ogni tanto consultare (o leggere o rileggere).
ST è tornata di recente agli onori della stampa anche non specialistica (interviste varie, l’Espresso le dedica uno dei servizi centrali) perché sta per uscire negli USA un suo nuovo libro (“Evocative Objects”) che certamente porterà ulteriore linfa vitale al dibattito su “come gli oggetti che ci circondano stanno cambiando il nostro modo di pensare”.
La tesi di ST è che il Web e le tecnologie stanno cambiando la nostra mente, che noi siamo sempre più sedotti dagli oggetti, che stiamo perdendo la nostra identità.
Soprattutto i ragazzi, ai tempi di Internet, si abituano ad avere personalità multiple, perdono il senso della privacy, sono più abituati alle chiacchiere superficiali che al pensiero profondo…
In Internet ci si abitua a simulare e tutto ciò cambia il concetto stesso di autenticità delle persone.
I ragazzi confondono il reale con il virtuale e talvolta (spesso?) quando la realtà li delude (perché banale, noiosa, reale, appunto!) tendono a invocare il virtuale perché in fin dei conti il virtuale appare come un reale più convincente!
Nei suoi ultimi interventi ST insiste soprattutto sul concetto di personalità multiple. “Molte persone, specie quando comunicano in siti come My Space, Facebook o SecondLife, pensano di essere veramente se stesse. In realtà molti disegnano profili diversi di sé sui diversi siti, si comportano in modi differenti, hanno personalità multiple”.
Eccetera, eccetera.
Naturalmente ST ha ragione a metterci in guardia su queste trasformazioni mentali, ed anche sui pericoli insiti in questi momenti di rapide trasformazioni. Le nuove tecnologie interagiscono con le nostre mani, con la nostra mente, con la nostra pelle, con le nostre pulsioni. Ed è ovvio che lascino segni profondi e persino qualche cicatrice.
Ma…
Ma calma e gesso: osserviamo, meditiamo e agiamo sui (con) i nostri ragazzi con misura e buon senso.
Il virtuale non è un’invenzione dell’informatica e di internet: quasi tutta la cultura scolastica degli ultimi decenni si basa sulla rappresentazione VIRTUALE della realtà (i libri!).
Immergersi in un romanzo intrigante non è meno virtuale di immergersi in un gdr.
E in quanto a personalità multiple, già Pirandello ci ha detto qualcosina (ma anche Freud, Kafka, Svevo…).
Anche noi (io, almeno!) quando siamo in Consiglio di Istituto, abbiamo una personalità diversa rispetto a quando siamo in sala insegnanti, in corridoio, davanti alla macchina del caffè, in classe con i ragazzi di prima, in classe con i ragazzi di quinta, in aula con i “ragazzi” della SSiS, in casa con i figli, in camera da letto…
Qualcuno (non io, in questo caso!) ha una personalità diversa con la moglie e con l’amica…
Eccetera, eccetera, eccetera…
Più interessante, dal mio punto di vista, il problema legato alla superficialità delle conoscenze… Internet spinge in effetti a nuotare in superficie, a fare scorpacciate di informazioni…
Ecco: superficialità, frammentismo e bulimia cognitiva mi paiono nemici veri dei percorsi di apprendimento. (come del resto l’anoressia cognitiva!)
Si tratta allora di educare i nostri ragazzi ad una dieta equilibrata e sistematica.
Oltre che nostromo, l’insegnante deve dunque trasformarsi un un dietologo della conoscenza.
(facile a dirsi, ma…)