NuvoleDestate: realtà virtuale

18 07 2007

Nous sommes tous de lopins, et d’une contexture si informe et diverse, que chaque piece, chaque moment, faict son jeu. Et se trouve autant de difference de nous à nous mesmes, que de nous à autruy. [MONTAIGNE - Essais - Livre II, 1]

Noi siamo fatti tutti di pezzetti, e di una tessitura così informe e bizzarra che ogni pezzo, ogni momento va per conto suo. E c’è altrettanta differenza fra noi e noi stessi che fra noi e gli altri. [MONTAIGNE - Essais - Livre II, 1]

Che Montaigne abbia previsto il potere del blog di immillare l’anima?





L’onanismo narcisistico dei blogger

13 07 2007

Da anni – per affettuosa inerzia – rimango abbonato ad un quindicinale di informatica all’amatriciana: ComputerIdea. Costa poco, si sfoglia in un paio di sedute in bagno, regala qualche utile spunto didattico (negli inserti “Passo a passo”) ed ospita i redazionali di Andrea Maselli.

A differenza del taglio nazionalpopolare della rivista, gli articoli di Andrea si fanno di solito apprezzare per capacità critica ed acume culturale. Anche se questa volta, il buon Andrea, l’ha fatta un po’ fuori dal vasino.

Nel suo ultimo pezzo (Sassolini, ComputerIdea n. 193, p. 4), il direttore dice di volersi levare un bel po’ di sassolini dalla scarpa e se la prende un po’ con tutti, compresi noi poveri blogger:
Sono stanco anche dei blog, dei blogger e della blogosfera. Anziché persone che scrivono per sé stesse cose di nessun interesse, spinti dal puro narcisismo autoreferenziale e vantandosi però di essere parte di una schiera di “liberi pensatori del nuovo mondo”, mi piacerebbero individui che, più semplicemente, comunicano con il prossimo per iscritto, ma solo quando hanno qualcosa da dire” (A. Maselli).

Nessun dubbio – caro Andrea – sul fatto che noi blogger siamo spesso afflitti da insano narcisismo e da onanismo comunicativo, ma anche il tuo sfogo mi pare piuttosto autoreferenziale, spiccatamente narcisista e irrimediabilmente onanista. Benvenuto fra noi, dunque!

PS: l’onanismo autoreferenziale, inoltre, è un po’ più grottesco se perpetrato da chi si dichiara stanco dei blog, di SecondLife, dei telegiornali che fanno il verso a YouTube, dei videogiochi con buchi e “di tutte le nuove tecnologie che mi vengono proposte giornalmente come irrinunciabili”… e poi dirige una rivista che sponsorizza – in maniera più o meno palese – i blog, SecondLife, YouTube, i videogiochi con o senza buchi, e tutte quelle meravigliose tecnologie…

Si rilassi, Maselli: anche l’onanismo narcisistico tipico di noi blogger, talvolta, può essere camomillante.





Blogghite

6 07 2007


Per il POSTino di oggi rubo l’idea al grande maestro (maestroalberto). Perché anche se l’inesorabile senilità mi aiuta a coltivare il disincanto, devo confessare che non di rado soffro di crisi da astinenza da topi e tastiere.

E certamente sono affetto da blogghite.

Perché quando non posto, sogno di postare. A letto, in macchina, in bagno la mente partorisce quintalate di post. Virtuali, per fortuna dei miei tre lettori quasi abituali.

Buon riposo.





Dal libro stampato al libro stampato?

12 04 2007

Tento di tornare sull’argomento del 10 aprile anche se so benissimo che il blog non è adatto alle discussioni in quanto cristallizza posizioni che in un dibattito live sarebbero più sfumate – o più accese – ma comunque facilmente argomentabili e modificabili a seconda dei feedback (verbali e non) degli interlocutori. Senza contare, poi, che certi post proiettano nel web un inquietante e distorto simulacro della tua presunta personalità.

È quello che mi è successo – ma non è la prima volta – rivisitando appunto il post di venerdì alla luce di alcuni commenti dei passanti, e soprattutto alla luce delle sensate osservazioni di Gianni Marconato.

Rileggendo quella pagina, insomma, vi intravedo anch’io l’immagine di un vecchio prof. ricurvo su se stesso, annegato nella psicopatologia della didattica quotidiana, un po’ patetico nella sua retorica e piuttosto acido con gli accademici arrivati.

Non è così (almeno spero).

Quel post aveva solo l’intenzione di ammettere – ma è la scoperta dell’acqua calda! – lo iato talvolta fastidioso fra l’inebriante – e comunque vitale – poesia dei convegni e la prosa della realtà scolastica nostrana.

Non ho nulla contro i convegni (anzi…) né contro gli illuminati cattedratici (anzi…), ma credo sia opportuno ogni tanto cercare di fermarsi per fotografare la realtà effettuale del mondo scolastico senza filtri edulcoranti, né pessimismi di maniera.

Credo infatti che le elaborazioni accademiche più raffinate ed i convegni più dotti debbano dispensare sogni e disegnare fughe, ma debbano anche disseminare negli operatori finali idee e strumenti concreti per migliorare le proprie strategie educative. E questo è possibile solo se riusciamo a vedere la realtà delle cose, e non solo una proiezione più o meno letteraria delle cose stesse.

E per cominciare a ri-disegnare la mappa reale della nostra scuola potremmo partire da qualche semplice domanda…

Nell’ultimo decennio (e un po’ di più) sulla scuola italiana sono state riversate quintalate di meritorie attività (piano informatico 1, 2, 3… fortic 1, 2, 3… puntoedu, bdp, formazione on line delle fo, convegni, congressi, workshop…) volte a diffondere l’uso delle TE nei percorsi di apprendimento; qual è la reale ricaduta didattica di cotanta profusione di energie e danaro?

Nell’ultimo decennio (e un po’ di più) non vi è stato convegno, congresso, seminario, corso di formazione (esemplari, a questo proposito i programmi e i contenuti dei fortic B), pubblicazione… sulle Tecnologie Educative (e dintorni) che non abbia in qualche modo decantato le pedagogie di ispirazione – approssimo per brevità – costruttivista (costruzionismo, cooperative learning, lerning by doing, comunità di pratica, comunità di conoscenza…) e che non abbia fatto balenare l’idea che le nuove tecnologie rendessero possibili i sogni di antichi pedagoghi (Don Milani, Freinet, Papert…); qual è la reale consistenza quantitativa e qualitativa delle attività didattiche ispirate a tale afflato di “neo-attivismo”?

Nell’ultimo decennio (e un po’ di più) decine e decine di studiosi di chiara fama ci raccontano di come il nuovo universo tecnologico (telecomandi, cellulari, videogiochi, mp3, social network…) abbia trasformato il cervello – passatemi la semplificazione – dei nostri ragazzi (next gen, net gen, multitasking, sisomo…) che hanno quindi modalità di interfacciarsi con la realtà del tutto nuove ed atipiche; qualcuno mi sa indicare numeri significativi di docenti che stiano cercando di modificare le proprie strategie didattiche alla luce di queste trasformazioni culturali (e probabilmente psicologiche, neurologiche, antropologiche)?

Può darsi che alla fine scopriamo semplicemente che le nostre scuole sono rimaste il regno dell’istruzionismo, dell’auditorium (io parlo e tu ascolti), della comunicazione unidirezionale (lezioni frontali spesso aggravate da powerpointivite), dei banchini allineati e coperti dentro aule allineate e coperte popolate da alunni (spesso poco allineati e molto coperti) che sempre meno s’interfacciano con vecchi docenti (allineati? Coperti?).

E non è detto che ciò sia necessariamente un male. (Ma se non lo è, diciamocelo chiaramente: così nei prossimi convegni …)

…anche se so benissimo che il blog non è adatto alle discussioni in quanto cristallizza posizioni che in un dibattito live sarebbero più sfumate – o più accese – ma comunque facilmente argomentabili e modificabili a seconda dei feedback (verbali e non) degli interlocutori…

——-





Un blog di "classe"?

7 02 2007

.
Al termine di un acuto commento, Vermentino di Gallura mi pone tre quesiti di grande spessore (socio-psico)pedagogico:

- Questo modo di comunicare (attraverso i blog) può, in alcuni casi, rivelarsi violento per un adolescente?
- E’ necessario stabilire delle regole per metter su un blog di classe?
- Forse è necessario evitare l’anonimato?

Premesso – come sempre – che non ho verità in tasca, mi limito a fare alcune osservazioni e a citare le mie esperienze dirette.

Ogni situazione comunicativa genera effetti diversi: se parlo con te guardandoti negli occhi, ho un feedback immediato dell’efficacia delle mie parole (dei miei gesti, della mia mimica facciale, del mio “fascino”, della mia istintiva antipatia…) e posso modulare la mia strategia comunicativa in base alle tue risposte fatte di parole, ma anche di silenzi, gesti, sguardi… Posso, ad esempio, addolcire il tono, lo sguardo, il lessico, la sintassi… o, al contrario, posso arrabbiarmi, alzare la voce…

Se invece comunico con te attraverso la scrittura, non ho tutte queste possibilità… devo affidarmi alle parole (lessico) ed alla mia capacità di combinarle (sintassi = analisi logica!!!)…
La comunicazione che passa attraverso la scrittura deriva comunque da un processo più lento, più meditato, più consapevole… (o, per lo meno, è avvertito dal ricevente come tale)… di conseguenza la parola scritta può fare assai più male della parola orale: un rimprovero scritto assume spesso ai nostri occhi l’aspetto di una sentenza, di un giudizio scolpito sulla lapide…
Non è un caso che anche nei rapporti giuridico-burocratici il rimprovero orale è considerato meno gravo dell’ammonizione scritta…

E, tanto per abbandonarci ad un facile luogo comune: Scripta manent, verba volant! Il commento scritto (ad esempio quelli del blog!) rimane lì, nudo ed indifeso, davanti agli occhi indagatori dei curiosi di turno pronti a…

Il blog, dunque, come strategia comunicativa (anche per un ragazzo) offre il potenziale aspetto positivo di un maggior livello di ponderazione e consapevolezza (io stesso, mentre sto scrivendo questo post, torno indietro, rileggo, correggo, cerco di essere convincente…), ma nello stesso tempo è evidente che un giudizio sparato in una pagina di diario aperto al mondo può fare molto male (o molto bene…).

Io stesso, devo confessare, che i vostri commenti “negativi” fatti nel blog mi inquietano assai di più delle critiche palesi fatte in aula!

Se un ragazzo (come moltissimi dei miei alunni) tiene un suo blog personale, è ovviamente libero di fare quello che vuole…

Se invece il ragazzo partecipa ad un blog di classe (o, comunque, fa parte di una community di blogger della classe) deve sottostare a regole ben precise (come avviene, del resto, in qualsiasi comunità).

Sull’anonimato… dovrei solo ribadire alcuni luoghi comuni: da ex calciatore, ex ufficiale, ex… non amo voci di corridoio ecc.

Devo dire, però, che in alcuni casi l’anonimato può essere utile: se voglio conoscere veramente cosa pensano di me (del mio corso) i miei corsisti devo affidarmi ad un questionario di gradimento nominale o anonimo?

L’importante, ancora una volta, è conoscere bene le potenzialità del mezzo che uso; quando ho aperto questo blog, sapevo benissimo che correvo il rischio di vederlo trasformato in uno “sfogatoio” (anche contro di me)… E chi è causa del suo mal…

Tornando ai ragazzi (ed in qualche modo all’annosa questione dell’analisi logica), io credo sia importante che loro si cimentino consapevolmente (sperimentando con mano secondo la logica laboratoriale che…) con tutte le possibili strategie comunicative:

la lettera informale(e-mail)
la lettera formale
il diario privato (solo l’insegnante legge)
il diario di classe (solo gli alunni della classe possono leggere…)
il diario pubblico (blog aperto al mondo)
il forum
il saggio breve
la relazione
l’articolo di giornale (per quale giornale???)
eccetera

Sui blog nella didattica, un po’ di tempo fa, ho scritto alcune cose; eccovi i link:

Didattica e Blog

Caro diario…





FOCUS 13: blog & dintorni

21 01 2007

.
Nell’ultimo incontro con i “miei” studenti del sabato (!?) si è disquisito di passaggio dell’arte dei blog. E girovagando fra i blog… ho incontrato questa bella definizione di blog…

Il bell’esercizio di sintesi (1.997 battute) è di Paolo Valdemarin.

Un blog è un piccolo sito web su cui puoi scrivere quello che vuoi. Non bisogna essere tecnici per scrivere su un blog, ci sono dei programmi facili da usare che costano poco o niente. Puoi usare un blog come un diario, puoi usarlo per informare i tuoi amici su quello che fai, puoi usarlo come un giornale personale, puoi metterci le tue foto, puoi usarlo per promuovere e vendere i tuoi prodotti, puoi anche proteggerlo con una password e usarlo per comunicare solo con chi vuoi tu.

Ma avere un blog è solo metà della storia, l’altra metà e leggere i blog. Siccome ce ne sono moltissimi (in tutto il mondo, e anche in Italia), passando di blog in blog troverai rapidamente persone con dei punti di vista diversi sule cose che più ti interessano. A me è capitato di incontrare più persone intelligenti e interessanti attraverso i blog che in qualunque altro ambiente (e io non sono per niente uno facile da accontentare). Grazie al tuo blog potrai partecipare alle conversazioni con tutte queste persone. Esistono strumenti e tecnologie che sono in grado di leggere tutto quello che viene scritto su tutti i blog e di ricostruire queste “conversazioni sparse”: è facile sapere chi parla di cosa.

Ogni volta che scrivi su un blog, quello che scrivi si chiama “post”: un blog è una serie di “post”, e di solito il più recente è in cima alla pagina e i più vecchi sono sotto. Il post più difficile da scrivere è il secondo. Nel primo di solito si scrive “prova”, per vedere se funziona, ma nel secondo bisogna scrivere qualcosa di interessante, che quasi di sicuro nessuno leggerà. Bisogna continuare a crederci per un po’, incredibilmente la magia si ripete sempre, e dopo un po’ ci saranno un po’ di lettori che non solo leggeranno quello che scrivi, ma magari ogni tanto lasceranno un commento, arricchendo quello che hai scritto con opinioni e approfondimenti.

Usa il tuo blog per condividere il tuo punto di vista, i siti che vedi, le notizie che senti, il modo in cui il mondo cambia dall’esclusivo punto di vista del tuo lavoro, della tua esperienza, della tua capacità di interpretare le cose. Usa il più possibile i link: sono quelli che hanno reso unico il linguaggio del web. Linka altri siti, altri blogger, altre fonti, più manderai via la gente che verrà a visitare il tuo sito, più questi torneranno.

Quando avrai aperto il tuo blog nuovo e scritto il secondo post, mandami una mail. Mi interessa. Veramente.”

——————————–

Questo esercizio stiloso di Paolo è da applausi. Ma io devo provare a darvi una pillola più compatta (vedi item…); dunque:

Blog
un blog è un diario on line dove puoi pubblicare facilmente contenuti (testo, immagini) che possono generalmente essere commentati dagli internauti.

Visto che ci siamo proviamo con altre 2 pillole funzionali al vostro appuntamento del 17 (porta bene?);

e-learning
sistema di formazione a distanza che si svolge attraverso una cosiddetta piattaforma (Learning Management System o LMS) che integra vari strumenti per gestire i corsisti, distribuire contenuti didattici, promuovere – monitorare e valutare – diverse attività (compiti, forum, chat, diario, quiz, sondaggi, wiki, glossari…). Una delle piattaforme open più usate è Moodle.

Social Network
Siti che consentono la pubblicazione e la condivisione di contenuti (testi, immagini, musica, filmati…) e che promuovono la nascita di relazioni fra utenti e fra gruppi di utenti. Fra i più significativi: MySpace, Secondlife, FaceBook, Flickr, YouTube…

—————-