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Al termine di un acuto commento, Vermentino di Gallura mi pone tre quesiti di grande spessore (socio-psico)pedagogico:
- Questo modo di comunicare (attraverso i blog) può, in alcuni casi, rivelarsi violento per un adolescente?
- E’ necessario stabilire delle regole per metter su un blog di classe?
- Forse è necessario evitare l’anonimato?
Premesso – come sempre – che non ho verità in tasca, mi limito a fare alcune osservazioni e a citare le mie esperienze dirette.
Ogni situazione comunicativa genera effetti diversi: se parlo con te guardandoti negli occhi, ho un feedback immediato dell’efficacia delle mie parole (dei miei gesti, della mia mimica facciale, del mio “fascino”, della mia istintiva antipatia…) e posso modulare la mia strategia comunicativa in base alle tue risposte fatte di parole, ma anche di silenzi, gesti, sguardi… Posso, ad esempio, addolcire il tono, lo sguardo, il lessico, la sintassi… o, al contrario, posso arrabbiarmi, alzare la voce…
Se invece comunico con te attraverso la scrittura, non ho tutte queste possibilità… devo affidarmi alle parole (lessico) ed alla mia capacità di combinarle (sintassi = analisi logica!!!)…
La comunicazione che passa attraverso la scrittura deriva comunque da un processo più lento, più meditato, più consapevole… (o, per lo meno, è avvertito dal ricevente come tale)… di conseguenza la parola scritta può fare assai più male della parola orale: un rimprovero scritto assume spesso ai nostri occhi l’aspetto di una sentenza, di un giudizio scolpito sulla lapide…
Non è un caso che anche nei rapporti giuridico-burocratici il rimprovero orale è considerato meno gravo dell’ammonizione scritta…
E, tanto per abbandonarci ad un facile luogo comune: Scripta manent, verba volant! Il commento scritto (ad esempio quelli del blog!) rimane lì, nudo ed indifeso, davanti agli occhi indagatori dei curiosi di turno pronti a…
Il blog, dunque, come strategia comunicativa (anche per un ragazzo) offre il potenziale aspetto positivo di un maggior livello di ponderazione e consapevolezza (io stesso, mentre sto scrivendo questo post, torno indietro, rileggo, correggo, cerco di essere convincente…), ma nello stesso tempo è evidente che un giudizio sparato in una pagina di diario aperto al mondo può fare molto male (o molto bene…).
Io stesso, devo confessare, che i vostri commenti “negativi” fatti nel blog mi inquietano assai di più delle critiche palesi fatte in aula!
Se un ragazzo (come moltissimi dei miei alunni) tiene un suo blog personale, è ovviamente libero di fare quello che vuole…
Se invece il ragazzo partecipa ad un blog di classe (o, comunque, fa parte di una community di blogger della classe) deve sottostare a regole ben precise (come avviene, del resto, in qualsiasi comunità).
Sull’anonimato… dovrei solo ribadire alcuni luoghi comuni: da ex calciatore, ex ufficiale, ex… non amo voci di corridoio ecc.
Devo dire, però, che in alcuni casi l’anonimato può essere utile: se voglio conoscere veramente cosa pensano di me (del mio corso) i miei corsisti devo affidarmi ad un questionario di gradimento nominale o anonimo?
L’importante, ancora una volta, è conoscere bene le potenzialità del mezzo che uso; quando ho aperto questo blog, sapevo benissimo che correvo il rischio di vederlo trasformato in uno “sfogatoio” (anche contro di me)… E chi è causa del suo mal…
Tornando ai ragazzi (ed in qualche modo all’annosa questione dell’analisi logica), io credo sia importante che loro si cimentino consapevolmente (sperimentando con mano secondo la logica laboratoriale che…) con tutte le possibili strategie comunicative:
la lettera informale(e-mail)
la lettera formale
il diario privato (solo l’insegnante legge)
il diario di classe (solo gli alunni della classe possono leggere…)
il diario pubblico (blog aperto al mondo)
il forum
il saggio breve
la relazione
l’articolo di giornale (per quale giornale???)
eccetera
Sui blog nella didattica, un po’ di tempo fa, ho scritto alcune cose; eccovi i link:
Didattica e Blog
Caro diario…