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Per questo fugace post domenicale, parto ancora da uno spunto offerto dall’Espresso (Dio è teenager, Espresso n. 13, 5 aprile 2007).
Kevin Roberts ci aiuta ad inquadrare i ragazzi di oggi, la cosiddetta MySpace generation: sfuggente, scettica, interattiva.
KR dipinge una generazione di ragazzi svegli, iperattivi, sempre connessi, multitasking, che non si spengono mai…
Ragazzi che sono sempre un passo più avanti degli adulti, scaltri attori di giochi pubblicitari, attenti a scegliere da chi farsi marchettizzare. Ragazzi abituati a scegliere grazie all’allenamento con mouse, e telecomandi, e finestre che si aprono a comando. Ragazzi che, proprio in quanto abituati a muoversi nei paralleli universi digitali, sanno riconoscere il vero dal falso.
Ragazzi dunque che quando tentiamo di recintarli con le nostre regole farisaiche e strumentali argomentazioni logiche, semplicemente ci ignorano, ci sconnettono, ci bypassano con i loro mouse mentali.
Ragazzi pronti a ridisegnare il mondo, ma anche un po’ inquietanti e socialmente borderline.
Non a caso lo stesso KR conclude l’articolo mettendo in guardia dal pericolo di una eccessiva esposizione a videogiochi ed Internet. “Per costruire solidi rapporti emotivi, abbiamo bisogno invece di stare insieme, di mangiare insieme, di piangere insieme, di ridere e di amare insieme… Non stupisce pertanto scoprire che secondo l’Unicef i bambini italiani hanno una qualità della vita nettamente superiore a quella dei bambini inglesi e americani. Il tempo migliore è quello che si trascorre insieme, guardandosi in faccia.”
Riflessione tanto condivisibile quanto scontata.
Non vorrei, però, che simili affermazioni fossero interpretate dagli educatori tecnogiurassici e tecnoallergici come una giustificazione all’insipienza tecnologica della maggiorparte dei docenti italiani.
Se la bulimia tecnologica genera qualche potenziale disadattato, l’anoressia tecnologica genera molti potenziali emarginati.
Come sempre: Es modus in rebus, come ha detto qualche anno fa il nostro amico Orazio.
Guidiamo dunque i nostri alunni a godere dei piaceri delle TIC, senza abusarne come noi abbiamo imparato a gustare il buon vino senza ubriacarsi, a godere il buon cibo senza ingrassare, ad apprezzare il piacere sessuale senza…
Torniamo sulla croce dell’autismo digitale.