Il figlio di un mio amico frequenta il primo anno del liceo di Alice’s School. Si trova bene. Compagni simpatici. Buoni insegnanti. Belle ragazze. Bar fornito.
L’altro giorno suo padre gli chiede come mai non aprisse un libro.
- Tanto domani non ho un bip, gli risponde.
- Come non hai niente, insiste il padre, ma se hai 5 ore…
- Ho due ore di ginnastica, un’ora di religione…
- Hai anche latino e fisica
- Sì, ma tanto interrogano e io sono già stato interrogato… Mi porterò qualche Manga per non rompermi troppo!
——
Quando mia madre mi mandava a comperare il prosciutto dal droghiere mi metteva sempre sull’avviso: “Stai attento – diceva in veneto – che quello ti frega: se paghi un etto di affettato, devi mangiarne un etto!”
I clienti della scuola, invece, si fanno fregare quotidianamente. Pagano un’ora di attività didattica e ne ricevono…
Alla fine del quadrimestre, ad esempio, si moltiplicano a dismisura i riti delle interrogazioni. E le ore passano con l’insegnante in cattedra circondato da 2 o 3 vittime che balbettano qualche trita formuletta imparata più o meno a memoria.
E tutti gli altri ragazzi?
Chi sbadiglia, chi si fa dei viaggi sulla più caruccia della classe, chi codifica kilometrate di SMS, chi incide graffiti sul diario (o sul banco, o sul muro, o…), chi gioca a tris (o a battaglia navale, o col game del cellulare, o…), chi se ne va in bagno, chi secchia per l’interrogazione dell’ora dopo, chi copia i compiti dalla vicina secchiona, chi…
I più sfortunati – quelli che ancora devono essere interrogati – cercano di clonare le risposte dei compagni torturati in vista delle prossime interrogazioni.
Ore e ore e ore in balia dell’idiozia istituzionale.
Cui prodest?
