
Talvolta anche i titoli più banali sono inevitabili.
Dopo quattro anni di sacrifici (2 mutui per l’acquisto di un appartamento a misura dei 2 figli) ci siamo concessi il lusso – io e mia moglie – di prenotare un alberghetto per quattro giorni.
Nonostante il prezzo (48 € per la mezza pensione) che ci faceva temere di finire in un tugurio, l’albergo si è rivelato un incanto: appena ristrutturato, bello, lindo, in alto, in mezzo a boschi ma con vista sul mare, aria condizionata, buon cibo…
Anche la spiaggia sottostante era una favola: una caletta sabbiosa incastonata fra bianchi scogli corredati da trabucchi e torre antica. Per raggiungerla bisognava attraversare un paio di chilometri di secolare bosco mediterraneo…
Ci abbiamo respirato un giorno, in quel paradiso.
Poi, l’inferno: chilometri di fiamme, e fumo, e vento incandescente che hanno incenerito ogni cosa.
(quel paradiso era la più bella baia di Peschici. Noi ce la siamo cavata: dopo un giorno da sfollati siamo riusciti persino a recuperare i bagagli e a trovare posto nel villino sul mare di un villaggio a pochi chilometri da Vieste. Dopo l’inferno, il nuovo paradiso è più dolce)