NuvoleDestate: realtà virtale e virtualità reale

3 08 2007

Cada um de nós é vários, é muitos, é uma prolixidade de si mesmos. Por isso aquele que despreza o ambiente não é o mesmo que dele se alegra ou padece. Na vasta colónia do nosso ser há gente de muitas espécies, pensando e sentindo diferentemente.

Ognuno di noi è più di uno, è molti, è una prolissità di se stesso. Perciò colui che disprezza il suo ambiente non è la persona che per esso si rallegra o soffre. Nella vasta colonia del nostro essere c’è una folla di molte persone che pensa e sente in modo diverso. (Fernando Pessoa, Livro de desassossego, nota del 30 dicembre 1932)

… nella vasta colonia del nostro essere c’è una folla di molte persone che pensa e sente in modo diverso, dentro e fuori la rete… Io credo non ci sia soluzione di continuità fra realtà virtuale e virtualità reale.





NuvoleDestate: Inferno e paradiso

2 08 2007


Talvolta anche i titoli più banali sono inevitabili.

Dopo quattro anni di sacrifici (2 mutui per l’acquisto di un appartamento a misura dei 2 figli) ci siamo concessi il lusso – io e mia moglie – di prenotare un alberghetto per quattro giorni.

Nonostante il prezzo (48 € per la mezza pensione) che ci faceva temere di finire in un tugurio, l’albergo si è rivelato un incanto: appena ristrutturato, bello, lindo, in alto, in mezzo a boschi ma con vista sul mare, aria condizionata, buon cibo…
Anche la spiaggia sottostante era una favola: una caletta sabbiosa incastonata fra bianchi scogli corredati da trabucchi e torre antica. Per raggiungerla bisognava attraversare un paio di chilometri di secolare bosco mediterraneo…

Ci abbiamo respirato un giorno, in quel paradiso.
Poi, l’inferno: chilometri di fiamme, e fumo, e vento incandescente che hanno incenerito ogni cosa.

(quel paradiso era la più bella baia di Peschici. Noi ce la siamo cavata: dopo un giorno da sfollati siamo riusciti persino a recuperare i bagagli e a trovare posto nel villino sul mare di un villaggio a pochi chilometri da Vieste. Dopo l’inferno, il nuovo paradiso è più dolce)





Sassolini: sono una foglia di fico

1 08 2007

In un commento ad un post di Sergio Maistrello (il post, da non perdere, contiene i video di una deliziosa conversazione di Sergio con Luisa Carrada a proposito del suo bel libro “La parte abitata della rete”) ho fatto un goffo tentativo di richiamare l’attenzione sul fatto che per anni l’incapacità della scuola italiana di rinnovare la sua didattica è stata in parte mitigata dallo sfoggio – in convegni, congressi, pubblicazioni – di millanta coraggiose sperimentazioni.

Il mio non del tutto felice commento si deve probabilmente al fatto che sono ipersensibile al problema in quanto io stesso mi sento in qualche modo vittima e colpevole di questo gioco.

Sulle orme di maestri come Don Milani, Freinet, Morin, Papert ho sempre pensato che un uso consapevole delle nuove tecnologie potesse curvare la didattica verso pratiche costruttivistiche se non addirittura costruzionistiche. E così buona parte dei miei percorsi educativi si sono sviluppati all’insegna del “cooperative learning” e del “learning by doing”, sfruttando di volta in volta le potenzialità messe a disposizione dagli ipertesti, dalla rete, da moodle, dai social software… Con grandi risultati per i ragazzi, per le famiglie e per le stesse istituzioni.

Così mi capita talvolta di essere invitato a convegni per illustrare che belle cose fa la scuola italiana con le nuove tecnologie. Solo un paio di mesi fa, ad esempio, un nutrito gruppo di docenti trentini che partecipano ad un percorso di aggiornamento sugli LMS mi ha tributato un sincero applauso dopo che ho fatto vedere loro quanto sono bravo ad usare moodle (e non solo, ovviamente) per integrare e amplificare il percorso curriculare di letteratura italiana. Ed il prossimo settembre Luigi Guerra – con cui collaboro da tempo – manda una delegazione di docenti universitari palestinesi nella mia scuola per far vedere come siamo (sono) bravi(o) a sfruttare le tecnologie educative.

Ecco: in queste occasioni – che pure alimentano il mio ego – mi sento un po’ come una birichina foglia di fico che tenta di coprire le disarmanti vergogne della scuola italiana.

Il mio, dunque, voleva essere l’ennesimo, timido invito ai nostri intellettuali di riferimento (come Maistrello, appunto) ad esaltare giustamente le sperimentazioni intelligenti (anzi il ruolo degli intellettuali, dei convegni e dei pionieri è proprio quello di volare alto, di farci sognare, di indicarci la cometa…), ma senza perdere occasione per sottolineare che al di là di qualche rara, meritoria isola felice le nostre scuole – lo ripeto alla noia – sono rimaste il regno dell’istruzionismo, dell’auditorium (io parlo e tu ascolti), della comunicazione unidirezionale (lezioni frontali spesso aggravate da powerpointivite), dei banchini allineati e coperti dentro aule allineate e coperte popolate da alunni (spesso poco allineati e molto coperti) che sempre meno s’interfacciano con vecchi docenti (allineati? Coperti?).