Intervallo

30 06 2007

Da quest’anno il presidente agli esami di stato torna in trincea, convive con i “suoi” commissari, assiste in presa diretta alle prove, interloquisce con i candidati.

E così sono tornato involontariamente a raccogliere illuminanti perle di saggezza.

Questa mattina, ad esempio, ad un ragazzo che stava parlando della prima guerra mondiale mi è scappato di chiedere:

- Perché in questa occasione si parla di vittoria mutilata?
- Eh, bèh, dunque, quindi, insomma… perché è stata una guerra lunga, di trincea… con molti feriti… e molti mutilati.

Carina poi la scenetta di lunedì 25. Per la terza prova di inglese il candidato in prima fila passa un po’ di tempo a grattarsi la testa, a succhiare il cappuccio della biro e a tentare di capire i quesiti. Poi osserva qualche compagno che armeggia con il dizionario e s’illumina:

- Prof, posso avere anch’io quello?

La prof passa al ragazzo il dizionario bilingue e lui, dopo averlo ispezionato dubbioso:

- Ma prof, come si usa?

Ieri, poi, abbiamo imparato che ad ispirare il decadentismo sono stati Niche (pronunciato: Nike!) e Sciob (pronunciato: Sciob!), che Svevo si rifà a Fred (Wilma: dammi la clava!), che Einstein si chiama Alfred, che… che…





Web 2.0, bufale e acqua calda

27 06 2007


Gianni Marconato invita alla riflessione sulla possibile bufala del web 2.0. Ci provo, al volo.

Le etichette modaiole di fenomeni complessi sono per forza generiche e forzate, ma economiche e comode sul piano comunicativo (quando – in un determinato contesto e fra addetti ai lavori – citiamo il web 2, sappiamo di che cosa parliamo, zone d’ombra comprese).

Il web 2.0 non è una bufala: lo dimostrano i milioni di utenti consapevoli e le radicali trasformazioni formali (riprogettazione delle interfacce ) e concettuali (wiki, folksonomie, ontologie…).

Il web 2.0 sta probabilmente vivendo (o ha già vissuto) il suo punto di massimo successo mediatico e quindi è inesorabilmente destinato a declinare, almeno a livello lessicale (capita più spesso di incontrare esperti saccenti che, se ti scappa la parolina – web 2, appunto – ti danno – magari solo con lo sguardo – del povero provinciale).

Non credo nemmeno che il web 2 possa rivelarsi una bufala sul terreno dell’apprendimento per il semplice motivo che per la scuola il web 2 non esiste.

Io mi muovo nella scuola reale (non quella virtuale dei convegni) ed incontro colleghi reali: nessuno sa nulla di web 2, pochissimi sanno muoversi in Internet, uno su venti usa qualche volta l’e-mail, uno su cento sa cos’è veramente un blog.

Il web 2 scivolerà sulla scuola italiana come acqua tiepida sul marmo. Come è scivolato via inutilmente il web 1. Come scivolerà senza lasciare tracce il web 3.





Aiuto: sono un provinciale!!!!!!

24 06 2007

Grazie ad un datato post di uno dei miei miti web (Luisa Carrada) ho avuto la terribile conferma di essere un piccolo provinciale.

Riprendendo il garbato compitino di Beppe Severgnini – l’aromatico prezzemolino dei salotti mediatici più cool – Luisa ci dice appunto che “la mission - nel mondo della comunicazione – è ormai talmente superata e abusata da fare piuttosto “provinciale””.

Così mi sono vergognato tantissimo di aver usato la parola mission nella mia mancata relazione finale sul ruolo di funzione strumentale presso il prestigioso Liceo Sigonio.

Giuro che non lo farò più. D’ora in poi i miei testi “aziendali” saranno “diretti, leggeri e conversational” (almeno fino a quando Luisa o Beppe non mi faranno sapere che anche un testo conversational comincerà a trasudare sensazioni demodé e provinciali).

[Ma… non è che anche il termine provinciale comincia ad emanare un sottile sentore di “vecchio e polveroso”?]





La ricerca della felicità

22 06 2007


L’unico possibile senso della vita consiste nella ricerca della felicità. E la felicità s’invera solo nella sua ricerca.

Questa scampolo di verità mi si è appiccicato al sudore della mente questa mattina, mentre leggevo l’introduzione a Second Life, la guida ufficiale (La biblioteca di Repubblica-l’espresso, p. IX).

“…le emozioni e le fantasie dominano le nostre vite, come hanno sempre fatto […]. E per quanto possiamo essere molto diversi gli uni dagli altri nel nostro aspetto esteriore, dentro siamo tutti uguali: sangue, budella e un mucchio di sogni. Anche i sogni sono gli stessi: tutti vogliono amore, successo, felicità. […] Tutte queste verità banali diventano ancor più vere in Second Life. Questo mondo consente di concentrarsi sulla ricerca della propria felicità personale. Non c’è bisogno di avere a che fare con tutte quelle questioni mondane che fagocitano il nostro tempo sul pianeta Terra, qui si è liberi di fare ciò che si vuole. […] In effetti, l’unica cosa che può ostacolarvi nella ricerca virtuale della vera felicità è la vita reale…”

Se l’unica possibile felicità consiste nella sua ricerca, che importa se la “queste” avviene nella prima o nella seconda vita?

(Faremmo meglio a prestare più attenzione al futuro perché è proprio lì che vi trascorreremo il resto della nostra vita.)





Temi, esami e YouTube

21 06 2007

Anche quest’anno sono presidente di commissione agli esami di stato. E ne avrei delle belle da raccontare. Ma per oggi mi limito a mettere una piccola lente di ingrandimento sul tema di italiano: tipologia D. La traccia tradizionale, insomma. Quella sulla quale si buttano – si dice – i disperati.

«L’industrializzazione ha distrutto il villaggio, e l’uomo, che viveva in comunità, è diventato folla solitaria nelle megalopoli. La televisione ha ricostruito il «villaggio globale», ma non c’è il dialogo corale al quale tutti partecipavano nel borgo attorno al castello o alla pieve. Ed è cosa molto diversa guardare i fatti del mondo passivamente, o partecipare ai fatti della comunità.» G. TAMBURRANO, Il cittadino e il potere, in “In nome del Padre”, Bari, 1983
Discuti l’affermazione citata, precisando se, a tuo avviso, in essa possa ravvisarsi un senso di “nostalgia” per il passato o l’esigenza, diffusa nella società contemporanea, di intessere un dialogo meno formale con la comunità circostante.

Talmente preso dagli aspetti organizzativi (ne avrei delle bellissime da raccontare!) non mi sono preoccupato di leggerla attentamente durante la prova. L’ho riletta oggi, alla luce di un commento che Stefano Rodotà ha fatto in proposito su Repubblica.

Un commento illuminante per chi si occupa di tecnologie educative.

“…i ragazzi intorno ai ventenni sono essi stessi la globalizzazione. Sono immersi in un flusso continuo di comunicazioni, scaricano musica e film, alimentano YouTube, attingono conoscenze dalle fonti più disparate, producono e subiscono modelli di comportamento, fanno e disfano comunità virtuali, assumono identità molteplici…
Il popolo di Internet, di cui le persone giovani costituiscono il nerbo, è al di là della logica televisiva. Frequenta il più ampio spazio pubblico che l’umanità abbia conosciuto…
Siamo di fronte a una nuova condizione umana, che certo può produrre nuove forme di solitudine e di esclusione, che può imprigionare la vita nello schermo di un computer, ma che deve essere considerata come elemento essenziale della dinamica complessiva che stiamo vivendo…” (Stefano Rodotà, Il popolo di YouTube non ha più nostalgie, La Repubblica, 21 giugno 2007, p. 14).

Ecco: i ragazzi, i nostri ragazzi sono già oltre la logica televisiva e probabilmente sono bel oltre la possibilità di provare una nostalgia – se non mediata da miti letterari e non – per i sabati dei villaggi.

Rodotà se ne è accorto. Agati pure. E i colleghi?





Già: chi paga?

19 06 2007

Una delle domande inquietanti che aleggiano sulle promesse di agorà nel nuovo corso del web l’ha fatta un mio simpatico sissino…

In un pomeriggio di febbraio tentavo di colorare l’uggiosa aula universitaria con un’arzilla lezione sul web 2.0 (Time – Person of the year, democrazia virtuale, blogs, mySpaces, Flickr, Youtube…) quando un baldo neodocente dal simpatico pizzetto mi ha fatto questa semplice domanda:

- Chi paga?

Naturalmente mi sono subito tuffato in una serie scontata di considerazioni pseudoeconomiche (l’immagine, la pubblicità, la conquista di quote di mercato…) che sfociavano infine nell’auspicio che la natura “anarchica” della rete ci avrebbe comunque immunizzati dalla sindrome da grande fratello.

Ma ogni tanto il mio ottimismo s’incrina quando faccio un pur rapido bilancio dei servizi “gratuiti” che utilizzo: Google (cercatore, consigliore, traduttore, correttore, guida stradale…), Flickr, YouTube, Gmail, Yahoo, Virgilio, Blogger, Splinder, WordPress, Messenger, Slidesheare, Picasa…

E allora la domanda riecheggia più intensa…

- Chi paga?

E soprattutto: – Perché?

(ricordando sempre lo scontato monito dello zio Bigiola: A questo mondo nessuno ti da qualcosa per niente)





voliAMOinAlto: chi paga?

17 06 2007


Ciò che mi dà i brividi è il clima culturale che circonda il computer. Mi preoccupa l’ingenua credulità nelle vuote promesse dei sacerdoti dell’informatica. Mi intristisce la cieca fede in una tecnologia che, promette, si trasformerà in una cornucopia di beni distribuiti gratuitamente. (C. Stoll)

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Per contrastare lo strapotere Google Microsoft vuole acquisire Yahoo per 50 miliardi di dollari (più o meno il PIL dell’intero continente Africano!). Cui prodest?

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Buona vita e buona domenica

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Pagellina

15 06 2007


Fugaci spot autoreferenziali sotto forma di pagellina:

Conferenza stampa per la pubblicazione di The BIG SMOOL (antologia 2004-2007) – voto 6 alla conferenza, (voto 10 all’antologia!!!)
Scarica il PDF di The BIG SMOOL

La videointervista (2 minuti!!) alla redazione SMOOL su Fuori TV – voto 10 ai ragazzi (voto 5/6 al prof!!!)
Guarda l’intervista su fuoriTV

SMOOL n° 21 – voto 8
è on line l’ultimo numero di SMOOL

Dal redazionale:

...per noi Smolliani l’estate sarà un intervallo. Ci prendiamo una vacanza, ma… ci rivedremo a settembre!

Ritorneremo più attivi ed efficienti. Ritorneremo con tre mesi di avventure da raccontare…

Perché per noi Smolliani non è possibile mettere da parte la nostra anima da cercatori di parole: i nostri occhi, le nostre orecchie, le nostre narici, le nostre anime non andranno in letargo… Saremo sempre pronti a cogliere ogni sensazione che ci circonda e trascriverla sul block notes, sul portatile, su un foglietto di carta straccia, su uno scontrino, sulla mano…

Ritorneremo più abbronzati, più grandi, più saggi… Qualcuno intraprenderà gli ultimi anni delle superiori, qualcuno si imbatterà nel mondo universitario, qualcun altro continuerà a volare verso la laurea ed oltre…

Ma ritorneremo, tutti. A scrivere, disegnare, sognare. A leggere, ridere, sussurrare. A testimoniare che i ragazzi non sono solo droga e video demenziali, stragi prefestive e bullismo d’accatto. Ma anche menti sani in anime sane che si nutrono di curiosità e riflessioni, di sensi e passioni…

e poi…

ultimo giorno di scuola (saluti dei ragazzi): voto 9
scrutini finali: voto 3,5
videoconferenza per i presidenti delle commissioni d’esame: voto 4,5
ultima cena fra colleghi: voto 8,5
incidente a Sera: voto 10 (ha salvato la pelle!!!)
vendita del figlio: voto 9
conto in banca: voto 1,5

Buon week end





Postino dietetico

12 06 2007

Post(ino) dietetico.

In questi giorni mi capita spesso di imbattermi in amici e semplici conoscenti che mi osservano perplessi e poi sbottano in:

- Ma sei dimagrito ancora! Ma… come fai?
- Ma Semplice: – rispondo – è tutto merito di Collegi e…

Già perché il mio modo per scaricare stress e frustrazioni da riunioni, è quello di correre, e nuotare, e correre. Dopo il fatidico collegio di giovedì, ad esempio, mi sono sparato una quindicina di chilometri sotto la pioggia notturna… E la mattina, appena il pensiero del collegio si è riaffacciato, sono volato in piscina a sciropparmi un centinaio di vasche…

Domani ho 4 scrutini di fila.

Domani sera…





fs4te: ultimate edition 2.0

10 06 2007


Post paludato, ma…

La mia mancata performance al Collegio mi ha costretto ad elaborare una minirelazione scritta sul ruolo di Funzione Strumentale per le Tecnologie Educative (fs4te). E visto che cmq una FS deve rispondere al Collegio – e non alla direzione – ho distribuito il foglietto sabato a tutti i colleghi che ho incontrato.

Riporto qui introduzione e conclusione di detto foglietto, perché magari può essere utile per qualche riflessione in proposito…

Giuro cmq che, per un bel po’ di tempo, non torneremo sulla questione.

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Premessa

Consapevole che la relazione finale sull’operato di una funzione strumentale non è il genere di lettura più ambito da colleghi & affini, cercherò di essere estremamente sintetico. L’eccessiva stringatezza, però, rischia di produrre qualche passaggio criptico – interpretabile magari come snobistico ammiccamento per adepti – e di incartare con una patina di superficialità gli spunti riflessivi. Per questo, fin da subito, invito a consultare il mio blog dedicato alle tecnologie educative: www.agatimario.blogspot.com .

Il ruolo di una funzione strumentale

Prima di snocciolare un po’ di dati, voglio provare ad impostare un ragionamento sul ruolo che una funzione strumentale dovrebbe ricoprire.

Io credo che una funzione strumentale dovrebbe operare sostanzialmente in tre direzioni:

· dovrebbe dare il suo contributo alla costruzione – o al rafforzamento – della mission (e della vision) della scuola;

· dovrebbe dare il suo contributo ai piani di formazione e aggiornamento del personale;

· dovrebbe svolgere la sua funzione “strumentale” nel senso etimologico del termine.

Funzione strumentale e mission

Ritengo che il nostro Liceo dovrebbe caratterizzarsi come una scuola della complessità e della contemporaneità in grado di offrire ai propri ragazzi gli strumenti culturali, linguistici e professionali necessari per muoversi con competenza ed autonomia critica nell’attuale società della conoscenza. È del tutto evidente – in tale contesto – che le nuove tecnologie dovrebbero giocare un ruolo fondante.

Funzione strumentale e aggiornamento

I piani di aggiornamento promossi e supportati da una funzione strumentale dovrebbero agire in due direzioni:

· aggiornamento culturale

· aggiornamento tecnico e metodologico

Aggiornamento culturale

Ho sempre sostenuto che nella scuola italiana – a proposito di nuove tecnologie – serve più un investimento culturale che tecnologico. Riempire le scuole di computer senza una seria riflessione sul modo di usarli è poco utile, ed assai spesso dannoso. Sparare luoghi comuni sulle balbuzie cognitive dei digital native senza una seria riflessione su come il diluvio digitale abbia riplasmato il loro corpo e la loro mente, è pedagogicamente immorale.

Una funzione strumentale per le tecnologie educative ha quindi il dovere di promuovere attività multiple di aggiornamento sulla rivoluzione digitale in atto sottolineandone potenzialità (social software, social network, secon life, folksonomie, ontologie, e-learning 2, wiki, web semantico, comunità di conoscenza, comunità di pratica…) e rischi (autismo digitale, abulia cognitiva, frammentazione dei saperi, sindrome da copia-incolla…).

Perché se gli insegnanti (digital immigrant, se va bene) vogliono interfacciarsi con gli alunni (digital native) devono appropriarsi di qualche coordinata (antropologica, sociologica, psicologica…) del contesto cognitivo nel quale nuotano i ragazzi.

Aggiornamento tecnico e metodologico

Più intuitivo e praticato l’aggiornamento tecnico e metodologico.

La funzione strumentale deve se mai stare attenta a non confondere le iniziative mirate a fornire ai docenti gli strumenti e metodologie indispensabili per renderli minimamente autonomi in un contesto di lavoro che non può più prescindere da alcune competenze “informatiche” di base (videoscrittura per elaborare verbali, verifiche, programmi…; un minimo di Internet per accedere al sito del Ministero, per controllare il proprio cedolino, per inserire i voti nel registro elettronico…; la posta elettronica…), dalle iniziative volte all’aggiornamento sulle tecnologie per la didattica.

In questo secondo caso la funzione strumentale deve stare particolarmente attenta a far passare il messaggio che non basta una infarinatura qualsiasi per introdurre le nuove tecnologie nella didattica: internet ed i computer in genere sono strumenti molto potenti, ma anche pedagogicamente “pericolosi”: per utilizzarli con profitto occorre un notevole training tecnico e culturale.

Funzione strumentale e… basta

È il risvolto meno intrigante. La funzione strumentale addetta alle nuove tecnologie deve infatti preoccuparsi di fornire gli strumenti del corretto operare (reti, ambienti integrati, hardware, software…) e deve a sua volta essere essa stessa strumento di operazioni ormai standardizzate (gestire il sito web, aiutare i colleghi in panne per qualche problemino tecnico…).

Anche in questo caso però la funzione strumentale deve muoversi entro coordinate strategiche e logistiche ampie e perennemente aggiornate: accumulare computer in una laboratorio ricavato nel sottoscala non è la stessa cosa che puntare su portatili wireless; come non è la stessa cosa operare in ambiente Microsoft o Linux, puntare su un sito statico o dinamico, promuovere il blended learning o…

Il bilancio di un anno

Funzione strumentale e mission: bicchiere quasi vuoto

Utilizzando la contata metafora del bicchiere, direi che per quanto riguarda il questo punto il bicchiere è quasi vuoto (o in via di prosciugamento).

Se in un recente passato, infatti, il nostro Liceo si è dato da fare per svecchiare l’immagine da “vecchia magistrale” promuovendo iniziative aperte al territorio (corsi ForTic, formazione insegnanti elementari in collaborazione con Memo, corsi serali per adulti in collaborazione con MOFO, seminari per le funzioni obiettivo in collaborazione con il CSA…) e rendendosi protagonista di varie sperimentazioni di livello (Progetto TED, blended learning, portatili in classe) che ci ha consentito di entrare fra le BestPractice nell’osservatorio tecnologico MIUR e di conquistare una piccola fama di scuola tecnologicamente avanzata, oggi non appare più così attivo in questa direzione.

Ultimamente, infatti, sono praticamente cessate le iniziative aperte al territorio, sono diminuite di intensità le sperimentazioni interne e non mi pare che Consiglio di Istituto e Collegio Docenti abbiano intenzione di utilizzare più di tanto la forza delle nuove tecnologie per promuovere la mission del Sigonio (ne è la prova che anche nell’orientamento in entrata non si punta più, come in passato, sui Linguaggi Non Verbali e Multimediali che, oltretutto, sono stati sminuiti anche nell’orario).

… omississsssss…

Che fare?

Se il Collegio Docenti decide di mantenere questo profilo di funzione strumentale, credo che chiunque ne interpreti il ruolo dovrebbe, per il prossimo anno:

· Organizzare momenti di aggiornamento sulle implicazioni culturali (psicologiche, pedagogiche, didattiche…) della rivoluzione tecnologica in atto;

· Migliorare l’offerta per la formazione tecnico-metodologica (corsi? Sportelli? Consulenze on line?);

· Rendere più vivace ed interattivo il sito del Sigonio integrandovi alcuni blog

Per quanto riguarda poi la dotazione tecnologica, occorre ricordare che nei prossimi anni il Sigonio si trova di fronte ad una difficile sfida: rinnovare, migliorare e moltiplicare gli ambienti di apprendimento integrati (laboratori informatici, linguistici, multimediali…) nonostante l’impossibilità pratica di poter usufruire di nuovi e più adeguati spazi.

La mia idea, quindi, è quella di puntare su una potente e versatile dotazione strumentale che occupi pochissimo spazio, ma che sia in grado di trasformare – con pochi gesti e poco tempo – qualsiasi luogo in uno stimolante e moderno ambiente di studio e lavoro.

Sto pensando, ovviamente, all’acquisizione ed alla configurazione di un numero significativo di computer portatili (wireless) che in pochi attimi possono trasformare qualsiasi luogo – raggiunto da acces point – in un ambiente di apprendimento integrato.

Grazie per la cortese attenzione