Processo alle tecnologie nella didattica

6 05 2007

Forse ispirato in parte anche dal mio provocatorio intervento del 12 aprile (che a sua volta tentava di giustificare un mio ancor più antipatico post) Gianni Marconato propone nel suo blog un intrigante “processo alle tecnologie nella didattica”. Gianni ha illustrato la proposta anche con un intervento allo Zenacamp di cui puoi vedere le slide.

In occasione di un simile processo, dovremmo provare a rispondere a domande tipo:

  • Qual è la reale ricaduta didattica degli enormi investimenti di energie e danaro (fortic, bdp, formazioni on line…) che le istituzioni hanno profuso per la diffusione delle nuove tecnologie?
  • Quali sono i risultati reali di anni di sperimentazioni didattiche delle nuove tecnologie?
  • Quali sono i risultati concreti delle centinaia e centinaia di ricerche universitarie, pubblicazioni specialistiche, convegni, congressi… finalizzati a sensibilizzare gli addetti ai lavori sulle rimarchevoli potenzialità formative delle nuove tecnologie?
  • Siamo di fronte all’ennesimo fallimento dell’uso didattico delle tecnologie?
  • Possiamo parlare di usi diversificati (modelli, strategie didattiche, strategie organizzative) delle tecnologie che sono problematici/fallimentari ed altri che non lo sono?
  • Qualcuno sa indicare esperienze quantitativamente e qualitativamente significative sull’uso efficace ed innovativo (sul piano didattico e pedagogico) delle nuove tecnologie?

Può darsi che alla fine del processo – mi ripeto – scopriamo semplicemente che le nostre scuole sono rimaste il regno dell’istruzionismo, dell’auditorium (io parlo e tu ascolti), della comunicazione unidirezionale (lezioni frontali spesso aggravate da powerpointivite), dei banchini allineati e coperti dentro aule allineate e coperte popolate da alunni (spesso poco allineati e molto coperti) che sempre meno s’interfacciano con vecchi docenti (allineati? Coperti?). E non è detto che ciò sia necessariamente un male.

Ma, fatta questa disanima (pars destruens), dovremmo poi ricominciare a porci quelle domande necessarie per rivedere e, spero, per rilanciare (pars construens) il nostro impegno intellettuale:

  • La scuola deve fare i conti con le nuove tecnologie? Come?
  • La scuola deve rincorrere le modalità comunicative e formative tipiche della net gen, o deve insistere sulle modalità comunicative e formative tradizionali?
  • Le nuove tecnologie possono migliorare il rapporto educativo? Come?
  • Quali nuove tecnologie si prestano (di più, meglio, in parte…) ad innovare il dialogo educativo?
  • Le nuove tecnologie possono curvare la didattica verso il costruttivismo (costruzionismo)? Come?
  • Le nuove tecnologie DEVONO curvare la didattica verso il costruttivismo (costruzionismo)? Come?


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Una risposta

8 05 2007
francescop

…e dio esiste? ;)

Sono d’accordo su una cosa: la necessità di guardare obiettivamente (cioè metodicamente) a quanto si è fatto e si sta facendo.
Osando anche e soprattutto mettere in discussione assiomi ormai radicati circa il valore e l’importanza delle tecnologie (per non parlare del costruttivismo).

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