Torniamo seri, direbbe qualcuno. E allora dopo qualche concessione alla blogghite catartica, riprendo uno dei principali focus di questo blog: le (nuove) tecnologie educative, ed in particolare la discussione sull’uso di LMS. E, ancor più in particolare, l’uso di LMS nei licei e nelle altre scuole “superiori”.
Lo faccio proponendovi una triangolazione intrigante fra Agati (una vita da mediano!) il bel post di Corrado e la risposta di Gianni (che per altro riprende il motivo conduttore del suo blog).
Corrado pone il problema della possibile (auspicabile?) convivenza (DICO?) fra social software e LMS, e conclude auspicando una sperimentazione in cerca di equilibrio. Gianni ribadisce che LMS e S_Sw) sono “oggetti” che servono a cose differenti. Ciò che può fare l’uno non può fare l’altro e viceversa.
E Agati…
Ripassando mentalmente la fiumana di riflessioni che vado facendo da mesi dentro e attorno al mio lavoro di insegnante con ragazzi dei primi anni (Liceo delle Scienze Sociali), devo ammettere che la parola a cui mi sto affezionando di più è equilibrio (pur sempre precario): un equilibrio fra lezioni frontali (persino esasperate da utilizzo strategico di P.Point), lezioni dialogate, momenti di cooperative learning (molto strutturati), uso sistematico di Moodle (soprattutto come amplificatore del tempo scuola) e uso – per il momento piuttosto estemporaneo – dei social software.
Il tutto, avendo sempre presente… l’apprendimento!!!
Da tempo ormai sostengo che le tecnologie (vecchie e nuove) vanno utilizzate senza integralismi ed in base a solide strategie didattiche (sempre supportate da un consapevole progetto pedagogico, sia pure problematico): io non rinuncerei mai all’affabulazione, alla lettura espressiva di Dante, all’analisi di un sonetto minore in diretta… Mentre per distribuire contenuti, per certe discussioni, per certi approfondimenti, per un monitoraggio sistematico dei tempi di apprendimento, per feedback rapidi ed efficaci… mi affido a Moodle…
E quando ho bisogno di ricerche articolate, di sfruttare sinergie, di sollecitare la serendipità mi affido al rischio (calcolato, guidato, monitorato, suggerito…) delle avventure nel mare aperto della rete (non ho mai amato, comunque, le Web Quest troppo strutturate).
L’azione dunque può per il momento essere finalizzata dal goal (rete!) di Gianni che in conclusione del suo post ribadisce come “non ci sia alcuna necessità di “integrare” né, se proprio si vuole, di “abbattere” gli LMS. Se devo andare a Bolzano, prendo il treno, se ho fame vado al ristorante (quando posso permettermelo)”.
Se devo distribuire contenuti, Moodle è perfetto (rapido, docile, economico…), se devo costruire emozioni…
Caro Mario, forse la questione è più complessa di come sembra:
1) gli LMS sono oggi un po’ il simbolo della visione formale e istituzionale dell’apprendimento: si replica in rete quello che già si fa nella realtà. Anche i mondi virtuali come SL non sembrano sfuggire a questa visione: ho visto corsi nei quali gli avatar stanno tutti lì seduti sui loro sgabelli elettronici…
2) gli LMS sono strettamente legati all’istituzione che li possiede. Un esempio: finito il corso …che succede? Che garanzie ha lo studente (ma anche il docente…) di potere nel tempo accedere ancora al proprio (non sempre, ma a volte sì!!) sudato lavoro?
3) gli LMS hanno dato vita ad un mercato niente male… Certo noi ormai siamo abituati agli OSS e alla meravigliosa realtà di Moodle ma, se andassimo a sbirciare sulle scrivanie di molti dirigenti dei servizi e-learning di università, grandi aziende ed enti pubblici troveremmo molti biglietti da visita targati Saba, IBM, ecc. ecc.
Tutto questo apparato tecnico-economico per cosa? Solo per replicare in rete la modalità i/ostruzionista di insegnamento, perpetuare il paradigma (se non vogliamo scomodare Kuhn diciamo solo “modello”) dominante?
La critica, che forse coinvolge in modo eccessivo gli LMS (che ripeto, sono in sostanza, un simbolo) è proprio su questo: cerchiamo di usare la rete per quello che può dare di nuovo, non (almeno non soltanto!!) per replicare con qualche effetto speciale quello che si è sempre fatto prima.
Da qui, l’entusiasmo per i social software e i PLE…
Nella pratica, tuttavia, concordo con te, gli integralismi sono sempre dannosi: gli LMS sono morti? …Lunga vita agli LMS!!
Mi paiono sensati gli “avvertimenti” fatti tanto da Antonio che da Mario: tutti gli strumenti vanno bene, ma non facciamone una religione. Finiremo con l’anteporre la risposta alla domanda ed avere nuovi feticci (anche se penso che, nel rispetto degli altri, ognuno sia libro di coltivare la perversione che meglio gli aggrada).