Il lato oscuro della luna digitale

10 04 2007

Da un po’ volevo esternare questa sensazione: girando per convegni dedicati alle nuove Tecnologie Educative (TE) sono sempre più numerosi ed insistenti i personaggi – presunti esperti – che insistono a vendere il bicchiere mezzo vuoto.

Uno dei casi più emblematici è quello di Antonio Calvani che ho avuto modo di conoscere personalmente negli anni ruggenti delle illusioni tecnologiche.

Ecco: negli anni novanta AC pareva un infatuato delle TE ed investiva noi neofiti con entusiastici afflati sull’opportunità di aprire le scuole alle TIC, agli ipertesti, alla rete, alle comunità di pratica e di conoscenze…

Poi, nei primi anni del nuovo millennio, AC ha cavalcato l’ondata modaiola dei learning object e delle relative piattaforme (possibilmente proprietarie) che avrebbero dovuto ridisegnare in positivo l’universo della formazione.

Ora il buon AC – come decine di altri simili che hanno avuto fama e fortuna vendendo teorie senza mai sporcarsi veramente le mani nella faticosa pratica della didattica quotidiana – non perde occasione pubblica per sottolineare i rischi di una concezione totalizzante e messianica delle TE.

Capisco la frustrazione di tali pontificatori: hanno predicato per anni rivoluzioni costruzionistiche che sono naufragate banalmente nelle sabbie mobili di una scuola sempre più ciecamente istruzionistica, hanno ottenuto finanziamenti per faraoniche sperimentazioni che hanno partorito sterili topolini, hanno infiorettato di slide microsoftiane ed inglesismi raffinati onanistici convegni holliwoodiani dedicati al nuovo verbo digitale, hanno…

Ed ora, di fronte al vuoto di scuole che anziché aprirsi al mondo invocano il metal detector per impedire l’accesso ai marchingegni elettronici, di fronte a piattaforme ultrafighette che servono solo per distribuire pillole pavloviane a migliaia di aspiranti postini, di fronte a certi strizzacervelli taroccati che fanno audience vendendo le apocalittiche tesi sull’autismo digitale…

… di fronte a tutto ciò, dunque, i nostri bravi predicatori prendono le distanze dalle loro stesse promesse messianiche ed indossano l’aureola un po’ più cool dei tecnoesperti disincantati che mettono in guardia noi alchimisti del web sui pericoli che incontra la net gen.

Si chiude così perfettamente la parabola di AC che, avendo esordito con “Dal libro stampato al libro multimediale” ora parrebbe in procinto di scrivere “Dal libro multimediale al libro stampato”.

Con estremo gaudio di tutti quei colleghi (che sono poi quasi tutti i colleghi) che in questi venti anni sono rimasti sulla riva ad aspettare i nostri cadaveri tetragonamente inchiodati al motto: “Dal libro stampato al libro stampato”.


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7 risposte

10 04 2007
Anonymous

I Convegni dei Professionisti in Italia servono solo
ad una cosa sola…Ve lo dico dopo Carosello….
uuuuuuuuaaaaaah !! Ah! ah! ah!
Comunque Lei Prof. Agati ha del fegato, molto fegato non c’e’ che dire (adesso posso esternare, l’esame e’ finito, vero?!). Nonostante gli anni di onorato servizio secondo me non ha ancora perso il gusto della sfida che accompagna un Prof. in erba…quel gusto della sfida che non trasporta la classica domanda (prima di varcare la soglia della classe): chissà perchè m’hanno affibbiato questa classe..?!
s o n d a g g i o:
Sono meglio le Commesse o le Professoresse?
Rapace, tu non puoi rispondere!!
Wolf

11 04 2007
nerod'avola

ho appena letto i 9 commenti al 2 aprile.
Secondo me sono impazziti tutti quanti.
Il prof. Agati manca anche a me,
tutti gli altri, compresa la psico-terrorista MF, CI SOMMERGONO DI NOIA.
AIUTO!
un sorriso alla Vestale.
nero’d'avola

11 04 2007
Gianni Marconato

Una prima considerazione vedendo il primo post qui sopra: non mi piacciono quelli che nei blog commentano come “anonimo” (quasi avessero qualcosa da nascondere).
Seconda: amo le riflessioni “estremistiche” perchè fanno capire come uno la pensa e tu, caro Agati lo esprimi per bene.
Terzo: non conosco così bene Calvani per condividere le tue osservazioni. Lo leggo con piacere da anni e continuerò a farlo. Una cosa è certa, parlando in generale: chi sta all’Università, spesso, è lontano da chi si sporca le mani in aula tutti i giorni e non sempre i suoi lavori risultano essere di una qualche utilità pratica.
Quarto: le tue considerazioni, senza retorica sul reale contesto dell’uso didattico delle tecnologie (meglio l’uncinetto?)rimandano a quello che secondo è il problema: le tecnologie non hanno mai salvato la scuola (riecheggio la pubblicità dell’ultimo film di Olmi quando dice che le religioni non hanno mai salvato l’umanità)e prima di parlare di tecnologie si parli di apprendimento. Sviluppo la questione sul mio blog.

11 04 2007
Corrado P.

Ho sentito Calvani poco tempo fa e la sua “conversione a-te(cnologic)a ha stupito anche me.
Che sappia qualcosa che noi non sappiamo ancora? Come si dice in borsa? “compra sui rumors e vendi sulla notizia”.
Con simpatia.

12 04 2007
Anonymous

Si sono “agganciati” dei nuovi che non sanno dei nostri nik name e (alcuni) s’inalberano…Ah! ah! ah!
Rita, ieri m’hanno detto che eri uno schianto…occhiali e jeans…capello liscio…perchè mi perdo dei pezzi così di Vita?! Mah!
Rapace

12 04 2007
catepol

questo post sul calvanone mi ha sorpreso e nello stesso tempo fatot pensare…la riflessione è un po’ estremistica, non l’ho sentito parlare recentemente il calvani e non saprei rispondere…però concordo…saprà già qualcosa che noi non sappiamo

23 04 2007
Jannis

Non mi preoccupo dei colleghi inchiodati a riva. Ma non “dal libro stampato al libro stampato”, ma appunto “dall’apprendimento all’apprendimento”. Questi sono i punti da tener fermi.
Rivoluzione copernicana, cicliche rivoluzioni, dal soggetto all’oggetto (Tic) al soggetto.
Io attraverso questa rivoluzione ci sono passato, e sono cresciuto. Parlo molto meglio di testi, ora.
E che AC cavalchi ciò che vuole, una qualsiasi storia di qualsiasi letteratura potrebbe mostrargli il destino dei moraleggianti.

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