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Vediamo di fare un po’ di analisi (logica?) di questo scampolo di discussione che ha animato uno squarcio di sabato (e qualche fugace frammento di questo blog). Mi riferisco – si deduce dal titolo? – all’accenno di diatriba attorno all’opportunità di “insegnare” l’analisi logica e la grammatica.
Riparto dalla fase finale del commento di una anonima corsista:
Al Prof. Agati vorrei dire: si è stupito che Noi docenti di materie informatiche non sappiamo utilizzare il blog ma non ha commentato il fatto che in molti post Noi docenti sconosciamo la grammatica (me compreso).
E adesso Le chiedo: ma è seriamente convinto che è più importante per un docente conoscere il computer, che non la lingua italiana?
Intanto voglio rassicurare la collega: non mi sono stupito che docenti di “materie informatiche” (?!) non sappiano utilizzare il blog (faccio il “formatore” da troppo tempo per stupirmi…). E non ho commentato la presunta “sconoscenza” della grammatica un po’ per delicatezza ed un po’ perché il tono informale di certi commenti possono talvolta generare qualche involontario refuso.
Ciò premesso, provo a rispondere alla presunta domanda di fondo:
ma è seriamente convinto che è più importante per un docente conoscere il computer, che non la lingua italiana?
Non ho mai pensato che sia più importante conoscere “il computer che non la lingua”. Anche perché il computer è un semplice strumento (come lo stilo, la penna, la macchina da scrivere…) che serve eventualmente per produrre “la lingua”, compresa quella italiana.
Quindi è come dire: è più importante conoscere la penna o la scrittura?
Ovviamente è più importante conoscere la scrittura. Ma se non so usare la penna (o, a seconda delle epoche, lo stilo, i caratteri mobili, la macchina da scrivere, il computer…), non posso produrre scrittura (posso lo stesso produrre “discorsi”, ma in un contesto di trasmissione orale del sapere).
Ogni epoca ha le sue tecniche e le sue strategie di produzione linguistica. Dante, a corto di pergamena per evidenti problemi di costi, partoriva decine di versi a memoria prima di fissarli con la penna d’oca sulla preziosissima antenata della carta.
Dopo Gutenberg, gli scrittori hanno affidato il frutto delle loro creazioni ai professionisti dei caratteri mobili.
Oggi i professionisti della parola lavorano con mouse e tastiera (salvo le immancabili eccezioni).
E gli insegnanti? Non sono professionisti della parola?
Ergo: come un bravo idraulico deve saper padroneggiare le tecniche e gli strumenti adatti a rifare con efficienza ed efficacia l’impianto idraulico del nostro bagno, un “insegnante” (un professionista della parola), indipendentemente dalla specifica disciplina di riferimento, deve saper padroneggiare le attuali tecniche e gli attuali strumenti di produzione della scrittura.
Quindi il problema (pedagogico) non è: è meglio insegnare l’analisi logica o il computer?
Bensì: insegno l’analisi logica anche CON il computer.
Personalmente, poi, preferirei dire: impariamo assieme a leggere (decodificare testi) e scrivere (codificare testi) sfruttando al meglio i materiali (parole, immagini, suoni…), gli strumenti (gessi, penne, computer…) e le strategie comunicative (articoli, lettere, diari, blog…) che la nostra epoca ci mette a disposizione.
Interessante il contrasto di vedute che trovo nello scritto del Guerra in Educazione e Tecnologie: mi sento tra gli apocalittici, indubbiamente. Vedo in faccia i rischi che portano alla deframmentazione del sapere, vedo tangibile la perdizione intellettuale delle giovani menti portate, indotte, dal sistema ad un uso insano e tendenzioso, strumentale apparentemente economico delle TIC.
Gli effetti di questa pratica ormai diffusa ha portato gli utenti a scambiare per Creativita’ la meccanica manipolazione di campionature standardizzate
per questo motivo mi sento chiamato in causa, pronto a contrastare fino alla pensione questo male oscuro dell’insipienza creativo-culturale delle nuove generazioni, ma anche di quelle vecchie che si riciclano vergognosamente, grazie ad un uso massiccio ed inconsapevolmente indiscriminato di tecnologia informatizzata d’importazione…
Wolf
Sono riuscito ad entrare! La stringa aveva venti cifre qualcuno vi dovrebbe spiegare che le bare non hanno le tasche!! cosa vi lamentate?! vi faccio anche lavorare su nuovi codici ogni settimana!! ah! ah! AH! ah!
Per il resto bene….da quando l’ho conosciuta ho capito cosa sono andato a fare al….secondo me il Divino in quella non ha sbagliato NIENTEEEEE!!!!
p.s.se devo avere questi TAG, gratuitamente!!!!????? preferisco, allora, pagareeeeee!! questi mi hanno gia’ stuuuufffffatoooooooooooooooo!!!!! eh! eh! eh!
…”P. Ma allora cosa intendo dire quando affermo che “parole pure e semplici” non possono mai portare lo stesso linguaggio dei gesti… se non esistono “parole pure e semplici”?
F. Be’ le parole potrebbero essere scritte.
(….)
P. Comunque, son tutte sciocchezze. Cioè l’idea che la lingua sia fatta di parole è tutta una balordaggine…e quando ho detto che i gesti non potrebbero essere tradotti in “parole pure e semplici” , ho detto una balordaggine..
e tutta la sintassi e la grammatica e tutta quella roba lì è una balordaggine. E’ tutto basato sull’idea che esistano le “parole pure e semplici”… e invece non ci sono.
F. Ma papà?
P. Ti dico… che dobbiamo ricominciare tutto da capo e supporre che una lingua sia prima di tutto un sistema di gesti. Dopo tutto gli animali hanno solo gesti e toni di voce.. e le parole furono inventate più tardi. Molto più tardi. E dopo si inventarono i professori.
F. Papà?
P. Sì?
F. Sarebbe una buona cosa se la gente lasciasse perdere le parole e ricominciasse a usare soltanto i gesti?
P. Mah… non lo so. Naturalmente in quel modo non ci sarebbe possibile fare nessuna conversazione. Potremmo solo abbaiare, o miagolare, e agitare le braccia qua e là, e ridere e brontolare e piangere. Ma potrebbe essere divertente..la vita sarebbe come una specie di balletto…dove i ballerini si farebbero la musica da sé.”
Tratto da “Verso un’ecologia della mente” Gregory Bateson , Adelphi 1986.
rita
Quel giorno dovrà pur arrivare…il giorno in cui si scoprirà che i veri padroni sono quelli del Vapore…Loro…hanno tutto l’interesse di vederci agguerriti e sempre pronti a qualche tipo di rivoluzione…
Questa credo che sia per noi l’ultima possibilità che abbiamo per farli uscire allo scoperto…i veri padroni sono quelli che non sanno nemmeno cosa sia un P.C. ma che hanno un seguito enorme di praticanti tecnocrati esecutori.
f.to
L’Obiettore di coscienza pura