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Per aiutarci a riflettere sull’opportunità di attivare percorsi di apprendimento “differenziati” a seconda delle abilità, potenzialità, motivazioni dei nostri alunni… possiamo partire da questa sintesi offerta da Luigi Guerra (Università di Bologna) sul binomio
• Individualizzazione
La categoria formativa dell’individualizzazione riguarda la necessità di utilizzare strategie didattiche differenziate per consentire a tutti gli studenti di raggiungere un medesimo obiettivo. Il concetto didattico che sostiene questa categoria (nata in ambiente comportamentista e sviluppatasi in parallelo con l’analisi tassonomica degli obiettivi, raggiungendo il suo massimo di elaborazione con la messa a punto delle strategie dei cosiddetto ‘Mastery Learning) prevede che l’obiettivo formativo (sia esso nozione, competenza, abilità … ) rimanga identico per tutti gli studenti, ma poiché gli studenti sono diversi richiede che si utilizzino procedure didattiche (tempi, materiali, spazi, esercizi…) che, rispettando appunto tale diversità, consentano effettivamente a tutti il raggiungimento dell’obiettivo stesso. L’ottica è quella dell’uguaglianza delle opportunità formative.
• personalizzazione
La categoria formativa della personalizzazione riguarda l’opportunità dì consentire agli studenti di perseguire obiettivi formativi diversi, in funzione di identiche o differenti strategie didattiche utilizzate. Il concetto didattico che sostiene questa categoria prevede che lo studente possa far valere la peculiarità soggettiva delle sue motivazioni, aspirazioni e risorse nella scelta degli obiettivi formativi da perseguire e nella messa a punto delle strategie didattiche per raggiungerli. Le strategie della personalizzazione si muovono nell’ottica della massima valorizzazione della diversità individuale prevedendo strutturalmente la possibilità di scegliere percorsi e indirizzi paralleli e di approfondire interessi personali.
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Nella tua pratica didattica ti sei mai posto il problema di individualizzare e/o personalizzare i percorsi di apprendimento? In che modo?
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Per aprofondire ulteriormente l’argomento, non sarà inutile prestare attenzione al monito di Vertecchi:
«Personalizzare un percorso vuol dire adattare i traguardi dell’istruzione alla previsione di successo che si ritiene di formulare per ciascun allievo. In pratica, si torna ad affermare una concezione deterministica della relazione tra caratteristiche personali e livello degli apprendimenti.
Se si osserva che un allievo apprende con difficoltà, sarà ridotto per quel allievo il livello dell’attesa, senza preoccuparsi di esplorare le cause che fino a un certo momento del percorso educativo, quello in cui il giudizio predittivo è espresso, gli hanno impedito di conseguire risultati migliori.
Si potrebbe anche pensare che alla personalizzazione corrisponda una scelta realistica, mentre l’individualizzazione perseguirebbe un’improbabile utopia. Ma non è così.
Se da un allievo ci attendiamo poco, è probabile che otterremo ancora meno. Se l’attesa diminuita è legittimata da una corrispondente diminuzione dei traguardi da perseguire, anche i comportamenti subiranno una deriva al ribasso.
Ciò che qualifica l’istruzione è, infatti, proprio l’uniformità del criterio di giudizio: non si può accettare che determinati risultati siano raggiunti da alcuni e non da altri o, peggio, che si rinunci a priori a considerare tali risultati raggiungibili da una parte degli allievi.
La linea di progresso nell’educazione scolastica si è espressa principalmente attraverso la messa a punto di soluzioni individualizzate. In altre parole, si è ritenuto che l’educazione scolastica dovesse continuare a essere praticata per gruppi di allievi, in modo collettivo, ma che una specifica attenzione dovesse essere rivolta alle esigenze di ciascuno».
(B. Vertecchi, Insuccessi personalizzati da “Insegnare” n. 5, 2003)
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D’altra parte, aiutare ogni ragazzo a scoprire e sviluppare il proprio specifico talento, pare a sua volta essere una buona strategia pedagogica. Come sostiene Baldacci.
«Individualizzazione si riferisce alle strategie didattiche che mirano ad assicurare a tutti gli studenti il raggiungimento delle competenze fondamentali del curricolo, attraverso una diversificazione dei percorsi di insegnamento.
Personalizzazione indica invece le strategie didattiche finalizzate a garantire a ogni studente una propria forma di eccellenza cognitiva, attraverso possibilità elettive di coltivare le proprie potenzialità intellettive (capacità spiccata rispetto ad altre/punto di forza).
In altre parole, la personalizzazione ha lo scopo di far sì che ognuno sviluppi propri personali talenti; nella prima gli obiettivi sono comuni per tutti, nella seconda l’obiettivo è diverso per ciascuno (pluralità di percorsi formativi/piste indirizzate verso destinazioni differenti, possibilità di scelta da parte dell’alunno, grado di consapevolezza circa il proprio profilo di abilità, realizzazione di un adeguato contesto didattico).
Aiutare ogni studente a sviluppare una propria forma di talento è probabilmente un obiettivo altrettanto importante di quello di garantire a tutti la padronanza delle competenze fondamentali».
(M. Baldacci, “Individualizzazione”, da Voci della scuola, a cura di G. Cerini e M. Spinosi, “Notizie della Scuola”, Tecnodid, Napoli 2003)



Se intgraprendrere la strada della personalizzazione pare comunque una pratica di buon senso, occorre però non dimenticare che tale scelta- se condotta in maniera acritica e superficialee – può portare ad ulteriori forme di discriminazione aprioristica. Come ci ricorda Vertecchi.
«Personalizzare un percorso vuol dire adattare i traguardi dell’istruzione alla previsione di successo che si ritiene di formulare per ciascun allievo. In pratica, si torna ad affermare una concezione deterministica della relazione tra caratteristiche personali e livello degli apprendimenti.
Se si osserva che un allievo apprende con difficoltà, sarà ridotto per quel allievo il livello dell’attesa, senza preoccuparsi di esplorare le cause che fino a un certo momento del percorso educativo, quello in cui il giudizio predittivo è espresso, gli hanno impedito di conseguire risultati migliori.
Si potrebbe anche pensare che alla personalizzazione corrisponda una scelta realistica, mentre l’individualizzazione perseguirebbe un’improbabile utopia. Ma non è così.
Se da un allievo ci attendiamo poco, è probabile che otterremo ancora meno. Se l’attesa diminuita è legittimata da una corrispondente diminuzione dei traguardi da perseguire, anche i comportamenti subiranno una deriva al ribasso.
Ciò che qualifica l’istruzione è, infatti, proprio l’uniformità del criterio di giudizio: non si può accettare che determinati risultati siano raggiunti da alcuni e non da altri o, peggio, che si rinunci a priori a considerare tali risultati raggiungibili da una parte degli allievi.
La linea di progresso nell’educazione scolastica si è espressa principalmente attraverso la messa a punto di soluzioni individualizzate. In altre parole, si è ritenuto che l’educazione scolastica dovesse continuare a essere praticata per gruppi di allievi, in modo collettivo, ma che una specifica attenzione dovesse essere rivolta alle esigenze di ciascuno».
(B. Vertecchi, Insuccessi personalizzati da “Insegnare” n. 5, 2003)